EDITORIALE

VADO MA RESTO

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Ha sempre uno strascico di malinconia, la chiusura di una storia: dopo quattro anni di mandato, lascio questa Authority che ho avuto l’onore di far partire e creare. Lo dico subito: è stata per me un’esperienza importante, formativa sul piano professionale e umano.</p>

<p>Sono grato a chi mi ha voluto al vertice di questa piccola realtà istituzionale, sicuramente troppo piccola rispetto alla materia di cui si deve occupare. Sono grato anche a quanti hanno lavorato con noi, a chi ha condiviso idealità, fatiche, progetti. Grazie. Sono orgoglioso di aver individuato priorità in un contesto socio-economico non sempre adeguato ai bisogni di famiglie, giovani, operatori, associazioni, insegnanti.</p>

<p>So che abbiamo fatto il massimo possibile gettando spesso il cuore oltre l’ostacolo. Quando dico che abbiamo individuato le priorità, vuol dire che avevamo consapevolezza che non saremmo potuti arrivare dappertutto visto le scarse risorse economiche e umane. Così abbiamo tenuto la bussola sui diritti dei bambini e degli adolescenti, quelli sanciti dalla Convenzione Onu. E abbiamo fatto in modo che venissero applicati. Abbiamo cercato di raccogliere intorno a noi le molte realtà che hanno a cuore le giovani generazioni, diffondendo le buone pratiche, mettendo a sistema metodi di lavoro. «Partecipazione» per noi non è stata una parola da slogan, ma un atteggiamento fondante, alla stregua di «ascolto».</p>

<p>Il sito, una radio a misura di adolescenti, i social, i libri per i bambini e tutti gli altri strumenti scelti per arrivare ai giovanissimi o per sensibilizzare le istituzioni e il Parlamento affinché guardassero ai giovani come una risorsa sulla quale investire per dovere morale e non solo per convenienza sociale. Ci siamo riusciti? Non spetta a me dirlo, saranno gli altri a giudicare. Di certo abbiamo acceso i riflettori sul bullismo, sui valori da condividere con i nostri bambini e adolescenti, sui pregiudizi che rovinano il vivere civile, sui diritti e la necessità delle regole, sul perché uno Stato è uno Stato e come tale va rispettato e migliorato sempre. Come deve essere rispettata la dignità del singolo. E poi il tema della povertà, che sappiamo tutti essere il terreno fertile per le devianze, la violenza e la microcriminalità. L’Italia che ha visto nascere questa Authority, nel novembre del 2011, reclamava un cambio di passo: una più equa distribuzione della ricchezza e una visione del Paese di medio respiro. Chiedeva una politica capace di affrontare il presente senza farsi intrappolare dal presente stesso, ma guardando avanti; era un‘Italia che voleva la buona politica. Anche in questo caso domando «ci siamo riusciti?» ed evito il verdetto.</p>

<p>Dico solo che il 20 per cento della popolazione possiede più del 60 per cento della ricchezza; che un cittadino su sei rinuncia alle terapie perché non ce la fa ad affrontare i costi; che la disoccupazione, soprattutto quella giovanile, tocca ancora punte altissime; che per la prima volta dai tempi della Grande guerra l’Italia regista culle vuote e cervelli in fuga; che le scuole sono tuttora a rischio; che i molti proclami ascoltati hanno avuto scarsa ricaduta nella pratica. E la lista potrebbe continuare… A questo punto, non mi rimane che dire qualcosa che riguarda la mia stessa persona: vado, ma resto. Sì, vado ma resto. La mia esperienza all’Authority è terminata, ma questo non significa che il mio impegno nella cosa pubblica finisca. Vado ma resto sul campo. E il campo è il mio Paese che vorrei veramente vedere migliore, più equo, più attento ai singoli, più rispettoso della dignità. E più “altruista”, se il termine non suona desueto. Perché se non recuperiamo il senso profondo del vivere insieme e la solidarietà come valore fondante, allora abbiamo fallito. A tutti un augurio per un futuro degno. E un grazie per la vicinanza e il supporto di questi anni. Che spero non si esaurisca qui: sarà importante per me avervi ancora vicini.</p>