Inclusione

Un aquilone che vola forte e visibile, se manca l’aria cade. [Questo aquilone] sono io e la mia vita di ragazzo autistico, sicuro che senza l’aiuto di tutti non vive. Resistiamo se esistiamo, parlate di noi grazie.” (Andrea Antonello)

La Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza riconosce e proclama la dignità di ogni essere umano, affermando che “il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana nonché l’uguaglianza e il carattere inalienabile dei loro diritti sono le fondamenta della libertà, della giustizia e della pace nel mondo” (Preambolo).

Ad una dichiarazione di tale portata, tuttavia, devono corrispondere azioni concrete che garantiscano l’effettiva realizzazione di quanto affermato. Ecco perché l’Autorità garante interviene per assicurare la dignità di cui tutti sono detentori, senza distinzione o eccezione alcuna, ma che, purtroppo, in determinati contesti di vita rischia continuamente di essere messa in discussione.

Interventi di sensibilizzazione e promozione dell’inclusione sono, quindi, attivati dall’Autorità sia per contrastare la povertà (economica ed educativa) che per lottare contro l’esclusione e la segregazione che vedono spesso coinvolti bambini e adolescenti vulnerabili. Sostanzialmente, ogni progetto o azione promosso dall’Autorità, è volto a garantire che tutte le persone di minore età, indipendentemente dal loro status giuridico e dalla loro condizione sociale, possano condurre un’esistenza piena e degna e possano partecipare attivamente alla vita della comunità attraverso un percorso di autonomia, apprendimento e consapevolezza.

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L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza è intervenuta al convegno di alti studi amministrativi “Transizione ecologica, innovazione digitale e inclusione sociale: la realizzazione del Next Generation Eu”

L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Carla Garlatti, è intervenuta oggi pomeriggio a Varenna (Lecco) al convegno di alti studi amministrativi sul tema “Transizione ecologica, innovazione digitale e inclusione sociale: la realizzazione del Next Generation Eu”, promosso dalla Corte dei conti e dalla Provincia di Lecco sotto l’alto patronato della Presidenza della Repubblica. Aprendo la sessione finale della giornata Garlatti ha parlato di “Misure di inclusione e pari opportunità alla luce del principio di eguaglianza sostanziale”.

L’intervento ha preso le mosse dalla constatazione che la pandemia ha accentuato le disparità, allungando il percorso da compiere verso l’eguaglianza sostanziale. Un impatto che si è manifestato su diversi diritti dell’infanzia e dell’adolescenza: quelli all’educazione e all’istruzione (articoli 28, 29 della Convenzione di New York), al gioco e al tempo libero (articolo 31) e alla salute (articolo 24).

Le risposte ai divari da Pnrr e Piano infanzia

Una risposta a questi divari può arrivare dal Pnrr in combinazione con il cosiddetto Piano infanzia. Perseguire l’eguaglianza sostanziale richiede una responsabilità da parte delle istituzioni, analoga a quella genitoriale nella cura dei figli, che risponde ai doveri costituzionali di solidarietà politica, economica e sociale. Ma, secondo Garlatti, quella che si dovrebbe perseguire è un’eguaglianza “sostenibile” sul piano intergenerazionale.  “Ciò significa – spiega – che le politiche e le misure previste e da realizzare devono essere capaci di guardare al futuro senza che siano compromessi i diritti e i bisogni delle nuove generazioni”. 

In un Paese nel quale cresce la povertà assoluta dei minorenni e sussistono differenze territoriali e sociali è indispensabile intervenire attraverso l’introduzione di livelli essenziali delle prestazioni per asili nido e mense, di misure contro la povertà assoluta ed educativa, di iniziative per colmare il divario digitale e di interventi a favore del gioco e dello sport.

Co-progettazione e monitoraggio

Però perché misure e interventi abbiano una reale rispondenza ai bisogni, e siano condivisi responsabilmente, richiedono partecipazione dal basso dei destinatari, in primis degli stessi minorenni, che vanno ascoltati e le cui esigenze vanno tenute in adeguata considerazione. Esistono gli strumenti giuridici perché ciò avvenga: dalla co-progettazione ai patti di comunità. Allo stesso modo perché le politiche volte alla concreta realizzazione dell’eguaglianza sostanziale siano efficaci e anche efficienti è fondamentale introdurre sistemi di monitoraggio e valutazione. Metodologie che – per quanto riguarda infanzia e adolescenza – devono far ricorso a Cria e Crie, da affiancare a quelle già introdotte nel nostro ordinamento, per valutare l’impatto delle iniziative sull’infanzia.  Con Cria e Crie si intendono due strumenti di valutazione dell’impatto che una misura, una disposizione o una decisione (politica, amministrativa, di bilancio) producono sui diritti dei minorenni. In particolare, la Cria (Child rights impact assessment) si riferisce a una valutazione precedente all’adozione, mentre la Crie (Child rights impact evaluation) fa riferimento un’analisi delle ricadute che derivano dall’attuazione. 

26/11/2019

In occasione del trentennale della Convenzione di New York l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (Agia) ha pubblicato la proposta di individuazione di quattro livelli essenziali delle prestazioni (LEP) per i diritti di bambini e ragazzi "I livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali delle persone di minore età". Riguardano mense scolastiche asili nido – da concepire non più come servizi a domanda individuale ma come un diritto per tutti – parchi inclusivi e accessibili e una banca dati per la disabilità. In Italia l’accesso a tali servizi per l’infanzia cambia tra territori. Andrebbero garantiti, secondo l’Agia, quanto meno standard minimi uguali per tutti. Secondo la Costituzione tale risultato può essere raggiunto attraverso la definizione di LEP. La proposta sarà inviata al Governo, Parlamento e altri soggetti interessati.

 

Prestazioni effettive

“Definire un livello essenziale - afferma la Garante Filomena Albano – significa rendere effettive le prestazioni su tutto il territorio nazionale e garantire la presenza uniforme di servizi che rispondono alle esigenze primarie dei minorenni, in attuazione del principio di pari opportunità previsto dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Presentare nel mese del trentennale questa proposta è un modo per dare concretezza alla celebrazione. Tale iniziativa non deve, però, essere considerata un punto di arrivo, bensì l’inizio di un percorso che porti quanto prima alla piena attuazione dei diritti di bambini e ragazzi e, allo stesso tempo, conduca alla definizione in futuro di ulteriori LEP”. È la legge istitutiva dell’Autorità garante che ha attribuito all’Agia il compito di formulare osservazioni e proposte per l’individuazione dei LEP, attività questa già avviata nel 2015 con la realizzazione di un primo documento.

Il percorso delle proposte

La proposta di LEP dell’Autorità garante – realizzata in collaborazione con Irs (Istituto di ricerca sociale) – è stata presentata alle amministrazioni, ai rappresentanti sindacali e dell’associazionismo, che sono stati coinvolti in qualità di stakeholder, nella sua definizione. Si tratta del ministero del lavoro e politiche sociali, di quello dell’interno, di quello della giustizia, di quello della salute, del Miur, del Mibact, del MEF, Dipartimento per le pari opportunità, del Dipartimento per le politiche della famiglia, dei rappresentanti di Anci, dell’ISTAT e dei sindacati confederali (CGL, CISL e UIL), dei membri della Consulta nazionale delle associazioni e delle organizzazioni dell’Agia, nonché dei referenti della rete di associazioni “Batti il 5!”.