Orfani meno orfani

Un anno è passato. Sono trascorsi dodici mesi dall’approvazione della legge sugli orfani dei crimini domestici. Vittime due volte. Due volte per aver perso madre e padre in un sol giorno.

Sono bambini e ragazzi spesso senza voce. Non solo perché ammutoliti dalla tragedia che li ha travolti, ma anche perché, da subito, sono schiacciati dalla presenza degli adulti. Familiari, servizi sociali, insegnanti, medici, magistrati, avvocati.

Tutti ad assisterli, tutti a cercare di far del bene. Con il rischio però di portare in secondo piano cosa vogliono dirci loro, i protagonisti, ad esempio, sulla scelta con chi e dove vivere. O sui contatti che vorranno avere con il genitore sopravvissuto.

Su questi minorenni si assommano tante etichette. Orfani, affidati, adottati, vittime di violenza assistita. E, talora, anche figli di detenuti. Ma restano e sono soprattutto persone di minore età: bambini e ragazzi con il diritto a essere ascoltati, a poter crescere in maniera sana, a veder tutelato il loro superiore interesse.

Una legge è importante ma non basta. A un anno di distanza, lo Stato non può accontentarsi di aver fissato norme a tutela degli orfani di crimini domestici. Servono ascolto e azioni concrete.

Una di queste è il regolamento su criteri e modalità per l’uso dei fondi per gli orfani di crimini domestici. Avrebbe dovuto esser varato entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge n. 4 dell’11 gennaio 2018. Per questo ho scritto al Ministero dell’economia e delle finanze perché questo regolamento veda la luce quanto prima e si possa finalmente utilizzare un fondo che per il 70 per cento è destinato proprio ai minorenni.

Serve supporto alle famiglie affidatarie di orfani di crimini domestici. Servono borse di studio, orientamento, formazione, sostegno ai bambini e ai ragazzi. Non è un augurio, ma una richiesta. Facciamo sì che gli orfani siano meno orfani e vivano un’esistenza che offra loro le stesse opportunità dei loro coetanei. Subito.

Filomena Albano