EDITORIALE

Dal 24 agosto

Con il sisma della notte del 24 agosto è cominciato lo strazio di tante persone. Mentre si continua a scavare e l’Italia intera si è mobilitata, scopriamo le storie di chi non ce l’ha fatta: tra loro, molti bambini. Storie uniche e comuni allo stesso tempo. Ciascuno è portatore di vicende personali irripetibili ma molte delle persone che erano nei luoghi del sisma raccontano i tratti di un modo di vivere che conosciamo tutti: la fine dell’estate, la festa del paese, i nipoti dai nonni per trascorrere gli ultimi giorni prima dell’inizio delle scuole, mentre mamme e papà sono già tornati agli impegni di lavoro.
Così, in luoghi solitamente a scarsa densità abitativa, i piccoli centri italiani, abitati soprattutto dai nonni, si riempiono delle voci di bambini e adolescenti che proprio lì vivono una stagione di gioia, di calore, di comunità, di quella libertà che la vita cittadina difficilmente permette, e godono dell’affetto dei nonni che, di solito, ha un sapore molto speciale, che sa di buono.
Non c’è bisogno di capacità empatica per comprendere l’insanabile dolore di un fatto così tragico come la morte che sorprende i tuoi cari nel sonno e te li porta via. Quando il tradimento inatteso, poi, colpisce i più piccoli e si abbatte sulle giovani vite, lo sgomento supera di misura la polvere e il sangue lasciati dal terremoto.
In questo gli italiani sono un popolo che rappresenta la speranza, e lo dimostrano i tanti grandi e piccoli gesti di queste ore, ancora così convulse e tenacemente dolorose. E’ importante constatare che nel dolore gli italiani non hanno affatto perso la capacità di essere solidali e, soprattutto, che non hanno perso la capacità di sentire e riconoscere l’inestimabile valore delle vite dei più piccoli.
L’impegno più attento va ora rivolto ai bambini sopravvissuti, ai quali non dovrà mancare il sostegno e la cura di cui hanno bisogno. Ai genitori dei piccoli che non ce l’hanno fatta, il mio più caldo e commosso abbraccio