EDITORIALE

Scuola: il capitale umano

<p>Per una felice coincidenza, si parlerà domani di dispersione scolastica a pochi giorni dall’assegnazione del Nobel della pace a Malala Yousafzai, l’adolescente pakistana famosa anche in Italia per la sua battaglia a favore del diritto all’istruzione dei bambini; la giovane attivista ha condiviso il premio con Kailash Satyarthi, il leader indiano che da decenni lotta contro lo sfruttamento del lavoro minorile.</p>

<p>Entrambi i premiati hanno messo al centro del loro agire i più piccoli, che quasi sempre sono anche i più deboli nella catena sociale. Ed entrambi lottano per far studiare bambine e ragazzi, immaginandoli ai banchi di scuola invece che a cucir palloni, a intessere tappeti, a produrre beni di consumo per chi consumare può e molto, senza preoccuparsi di altro.</p>

<p>Studiare infatti significa apprendere nozioni, formare le proprie basi culturali ma anche sviluppare capacità di relazione, coscienza di sé, spirito critico, consapevolezza delle proprie e delle altrui emozioni, senso della collettività, valore di regole condivise. La nostra scuola deve essere in grado di fornire tutto ciò. Solo così saremo un Paese civile e si potrà abbattere il tasso di dispersione scolastica.</p>

<p>So bene che nel migliore dei mondi possibili tutto ciò sarebbe “normalità”, mentre noi dobbiamo combattere gli effetti della scarsità di fondi, delle mancate politiche sociali, dell’indifferenza generale, e della quasi mancanza di “buone pratiche” in grado di mettere in connessione chiunque lavori per far valere il diritto allo studio, che come sappiamo è stabilito dalla <a href="http://www.garanteinfanzia.org/diritti">Convenzione Onu, da noi sottoscritta</a>. Noi come Authority non facciamo che operare perché ci sia una governance condivisa, sia sul discorso della scuola sia per ogni problematica da noi affrontata.</p>

<p>Domani, in occasione della presentazione dell’indagine nazionale sulla dispersione scolastica al MIUR – “<a href="http://intervita.it/IT/condividiamo/news/25_settembre_-_ricerca_dispersi.... Dispersione scolastica:il costo per la collettività e il ruolo di scuole e Terzo settore</a>" – si snoccioleranno dati, si faranno riflessioni, si prenderanno impegni. I primi, ovvero i dati, non fanno onore al nostro Paese: l’Italia figura tra gli Stati dell’Unione europea con i più alti tassi di abbandono scolastico, il 17,6 per cento contro il 12,8 media europea. Le riflessioni andranno a ricordare come la dispersione scolastica nelle sue varie forme è tristemente collegata al contesto famigliare e all’appartenenza territoriale: si abbandona la scuola di più al Sud che al Nord, di più nelle famiglie disagiate che non in quelle con buon reddito, di più dove esista una cultura di denigrazione della scuola stessa e dello Stato, di più dove si registri un analfabetismo adulto. Mi viene in mente la professoressa di Scampia che va a prendere a casa i propri allievi per portarli a scuola… E una riflessione la merita subito lo scarso riconoscimento del valore dei ragazzi stessi: li ascoltiamo? La scuola è in grado di parlare loro intercettando linguaggi&nbsp; e nuovi bisogni?</p>

<p>Sappiamo tutti quanto sia cambiata la realtà in questi ultimi, vuoi per la tecnologia, vuoi per l’accelerazione generale. Ma ricordiamoci che il “capitale umano” degli adulti di domani si forma oggi. Con la partecipazione, con una progettazione formative, con una scuola “sempre aperta”, in senso lato non solo di orario. Non solo: bambini e ragazzi sono già un capitale umano, da considerare e rispettare.</p>

<p>Domani capiremo tutti insieme la portata e la realizzabilità degli impegni futuri. Dico soltanto che questa Authority continuerà nel suo lavoro di sensibilizzazione e di proposta per una buona scuola. Buona non solo come slogan o come hastag, ma buona perché capace di affascinare i ragazzi, insegnare loro nozioni e valori, formando persone perbene, stando al passo con i tempi. Forse così riusciremo a contrastare la dispersione scolastica. E a ribadire il diritto allo studio, tanto prezioso da meritare il Nobel.&nbsp;</p>