EDITORIALE

La Garante Albano sull’educazione all’affettività e il valore dei legami interpersonali basati sul rispetto degli altri

In questo ultimo mese molti fatti inducono a riflettere sulle nostre fragilità: dagli attentati che dilaniano vite alla fuga disperata dei poveri del mondo verso le nostre coste, dallo sfrangiarsi emotivo del progetto europeo agli orrori che emergono dai racconti di casa nostra, con bambine e bambini, ragazze e ragazzi che vorremmo più sani e felici di ciò che tante loro storie narrano.
Ed è sulle forme di violenza che occorre concentrare l’attenzione e la capacità di risposta, a maggior ragione se la violenza sui minorenni è prodotta da altri minorenni. Molti episodi di violenza denunciano una verità difficile da ammettere, e cioè che qualcosa non ha funzionato nella società degli adulti. Anzi, mettono in luce un fallimento degli adulti in quel compito, che sembra così naturale e ovvio, di educatori e guida dei nostri ragazzi, dei nostri figli.
Forse l’errore di fondo sta proprio nel fatto che si ritenga naturale e ovvia la nostra capacità di educare ed amare i più piccoli. Forse troppa parte della nostra idealizzata capacità di educatori si adagia sulla speranza che un giorno loro sapranno cavarsela meglio di noi ed essere migliori.
E se poi scopriamo che in tanti, troppi casi non è così?
Penso che indignarsi rischi di rappresentare una risposta inutile e auspico che lo sbalordimento iniziale si traduca presto in un impegno diverso da parte degli adulti. Innanzitutto avendo chiaro un assunto molto semplice, e cioè che l’esempio è sempre il primo insegnamento non verbale. Poi con il riconoscere che la naturalezza di un affetto istintivo possa essere espresso in maniera costruttiva o distruttiva, e che imparare a distinguere tra i due diversi modi non solo è possibile ma è anche utile e fruttuoso.
Per questo ritengo fondamentale impegnarsi nella costruzione di un’educazione rivolta ai bambini e ragazzi incentrata sul riconoscimento del valore dei legami interpersonali e sulla affettività. E penso alla scuola come luogo naturale in cui sviluppare un simile progetto. Compito degli adulti che si occupano a diverso titolo dei nostri ragazzi è quello di offrire una chiave di lettura della realtà capace di ragionare e riflettere anche su emotività e sentimenti, per sviluppare quella comprensione empatica che porta al rispetto per gli altri. Soprattutto nella difficile fase dell’adolescenza, alle ragazze e ai ragazzi occorrono modelli di comportamento che aiutino a non diventare facili vittime degli stereotipi e della violenza come principio per affermare se stessi.
E’ un progetto che ha già delle buone basi di partenza nell'iniziativa legislativa che ha cominciato il suo iter proprio in questi giorni alla Camera dei Deputati, e che muove le sue mosse dalla ratifica da parte dell’Italia della Convenzione di Istanbul del 2013. Ogni iniziativa che vada in questo senso rimette in gioco il ruolo degli adulti nella loro capacità di guida: dobbiamo riuscire ad agire in prevenzione e attivare un processo di cambiamento e di ricerca di nuove risposte.