EDITORIALE

Interrogarsi sul modo in cui noi adulti ci relazioniamo con le bambine e i bambini, le ragazze e i ragazzi di oggi

Sollecito un più diffuso interrogarsi sul modo in cui noi adulti ci relazioniamo con le bambine e i bambini, le ragazze e i ragazzi di oggi. La rappresentazione degli adolescenti di oggi proposta dagli adulti è spesso declinata con diverse accezioni di negatività. Emergono temi legati al disagio adolescenziale, quali l’abuso di sostanze, il bullismo, le dipendenze, mentre - quando le situazioni non sono patologiche - gli adolescenti sono descritti spesso come indolenti, pigri, autoreferenziali e chiusi ciascuno nel proprio mondo virtuale.

Può capitare che i ragazzi instaurino relazioni conflittuali tra di loro, agite sia sul piano reale che su quello virtuale, in cui ci si cristallizza in ruoli codificati e si fatica a uscirne. Il fenomeno del bullismo e cyberbullismo tiene sotto scacco la vita di numerosi ragazzi ed è generato anche dai messaggi aggressivi e sessisti cui siamo tutti sottoposti ogni giorno, in particolare dalle molteplici fonti contemporanee di comunicazione ma anche da alcuni tristi spaccati di vita vissuta.

Ma tra gli adolescenti c’è anche una consapevolezza dei propri diritti più diffusa di quanto si possa ipotizzare e i ragazzi sono anche portatori di creatività e passioni, entusiasmo e idee nuove se siamo capaci di ascoltarli.

Per questo nel corso nell’incontro promosso dall’Autorità garante “Dal conflitto al rispetto: verso una cultura della mediazione” che si è tenuto lo scorso 15 novembre alla Camera dei Deputati, ho lanciato un progetto di partecipazione dei ragazzi dedicato alla gestione del conflitto attraverso gli strumenti offerti dalla cultura della mediazione.  “Attraversare il conflitto” e imparare a gestirlo vuol dire accogliere le diversità dei punti di vista, imparare a riconoscere le emozioni, saper riconoscere e affrontare i problemi e comprendere che, nei conflitti, la soluzione non può mai essere prevalere sugli altri, sopprimere l’avversario.

Ciò che intendo proporre ai ragazzi è imparare a gestire i conflitti, che sono inevitabili nei rapporti interpersonali, fare esperienza del fatto che ciò che conta non è tanto, o non soltanto, la ricerca di una soluzione e il raggiungimento di un accordo, quanto il cambiamento in sé e per sé.  Cambiamento reso possibile dal riconoscimento del punto di vista e delle esigenze dell’altro e dal maggiore senso di autostima, di rispetto di sé e di fiducia in se stessi che si può raggiungere nel corso della mediazione.

L’auspicio è quello di rimettere in moto una qualità della comunicazione tra grandi e piccoli che sia basato sull’attenzione, sulla presenza e sulla comprensione. La cultura del rispetto dell’altro è probabilmente una delle più grandi sfide del nostro tempo e il concetto della responsabilità personale è una dimensione da vivere e condividere, adulti e minori insieme.