EDITORIALE

Ad esempio i bambini

I bambini danno esempio. Danno esempio quando difendono e affiancano un loro coetaneo perché un insegnante lo vede “brutto” e gli chiede di voltarsi. Danno esempio quando rimproverano i genitori che esagerano nel tifare dagli spalti durante gli incontri sportivi tra ragazzini. Danno esempio, ancora, quando diventano magari la spinta propulsiva di movimenti su scala continentale per la difesa dell’ambiente. È una cultura del rispetto quella che ci invitano a coltivare. Non facciamo finta di non ascoltarli.

"I bambini sono un esempio" non è un’affermazione gratuita. Soprattutto quando i “bulli” sono gli adulti.  Perché bisogna ascoltare i bambini. È un’istanza morale per chi – come i grandi o le istituzioni – dovrebbe a sua volta essere di esempio. È, l’esser ascoltati, soprattutto un diritto dei bambini e dei ragazzi.

Il Comitato Onu per i diritti dell’infanzia e l’adolescenza lo ha appena ricordato. Nelle sue raccomandazioni all’Italia ha sottolineato più volte l’esigenza di coinvolgere le persone di minore età nelle decisioni che li riguardano, di ascoltarle, di farle partecipare. Ma non costringiamo i bambini a reagire a comportamenti inaccettabili. Cerchiamo di ascendere – sì, ascendere – al loro livello, rispettarli e porre attenzione alla loro voce. Anche se restano in silenzio.

Gli esempi sono i bambini. Teniamolo a mente. Esempi che, però, non possono essere lasciati solo alla loro iniziativa, alla loro capacità di fare squadra e reagire. Sono forti, ma pure fragili. È il mondo degli adulti che deve creare le condizioni perché emergano. E tornare a essere, esso stesso, un esempio per figli, nipoti, alunni e più piccoli in generale. La scuola, il campo sportivo, il parco giochi pensiamoli come culle del rispetto. Delle persone, della dignità, dei diritti. Non devono essere i bambini, da soli, a ricordarcelo.

Filomena Albano