07/09/2026 Notizie
Protezione

Aggressione bambina a Bologna, Terragni: “Fare chiarezza sulle motivazioni”

Ragazzina accerchiata da coetanei maschi e presa a calci. “Individuare gli autori per educarli al rispetto delle donne".

Aggressione bambina a Bologna, Terragni: “Fare chiarezza sulle motivazioni”

“Merita di essere attentamente chiarita la recente aggressione di una bambina di appena sei anni nel parco San Donnino di Bologna, accerchiata e presa a calci da cinque coetanei maschi – di età apparente tra i sei e i 10 anni – del tutto a freddo e senza un motivo apparente”, così l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza Marina Terragni. “Un episodio allarmante e inaudito, anche in considerazione dell’età della vittima e degli aggressori”.

“Secondo la testimonianza della madre – continua Terragni – i cinque ragazzini erano tutti nordafricani e prima dell’agguato non vi era stato alcuno scambio con la bambina. Se la testimonianza fosse verificata, la dinamica farebbe pensare a qualcosa di organizzato. In particolare, l’accerchiamento richiama alla mente rituali misogini come il taharrush gamea (in arabo: molestia collettiva), aggressione a opera di un gruppo di maschi ai danni di una o più donne in uno spazio pubblico affollato”.

“Il taharrush gamea è stato documentato in Egitto a partire dai primi anni Duemila, ma alcuni episodi si sono verificati anche in Europa, in particolare la notte di Capodanno 2015 a Colonia e a Milano, ai danni di alcune ragazze, durante i festeggiamenti di San Silvestro 2025″.

“Che si tratti di questo, in via imitativa, o di un’aggressione ‘spontanea’” dice ancora Terragni, “non può esservi dubbio sulla chiave di genere: la vittima è stata aggredita in quanto di sesso femminile – il che esclude un possibile movente di rivalità e competizione fra maschi, in qualche modo più comprensibile – e il gesto rivela una misoginia preoccupante, già fortemente radicata in soggetti ancora in tenera età”.

“Età che non li rende penalmente perseguibili – conclude la Garante – ma l’auspicio è che le forze dell’ordine possano comunque individuarli per raggiungere le loro famiglie, verificarne le condizioni, accertarne eventuali responsabilità e se necessario dare avvio a progetti che restituiscano questi ragazzi al principio del rispetto per le donne, inaggirabile nella nostra e in qualsivoglia altra cultura”.

Foto di Szs, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons