Ceuta, l’Autorità italiana: i minori soli vanno protetti da reti criminali e pedopornografia
Anche in Italia va ripensato il sistema di accoglienza dei minori stranieri non accompagnati: a settembre un report dell’Agia.
“Degli oltre 70 mila migranti che dal Marocco hanno fortunosamente raggiunto l’enclave spagnola di Ceuta – e dei quasi cento morti nel tentativo – la grande parte è costituita da giovani in cerca di una vita migliore, e tanti tra loro sono minorenni. Una tragedia nella tragedia per una delle più grandi crisi migratorie dell’ultimo mezzo secolo. Questi minori non possono non essere accolti e immediatamente protetti dal rischio di ingaggio nelle reti criminali e di sfruttamento da parte della pedopornografia”. Così Marina Terragni, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza italiana.
Il tema dei minori stranieri non accompagnati (Msna) è costantemente all’attenzione dell’Autorità garante: nell’ambito di un progetto finanziato dal FAMI (Fondo asilo migrazione e integrazione) dell’Unione Europea- AGIA si occupa da tempo della formazione dei tutori volontari per i ragazzi che approdano in Italia – in otto casi su 10 via mare – e che in base alle convenzioni internazionali e alle leggi nazionali non possono essere respinti. Minorenni che vanno adeguatamente accolti, formati e integrati nel nostro tessuto sociale.
“Non ci si può tuttavia nascondere – continua l’Autorità garante – che il sistema dell’accoglienza presenta da tempo notevoli criticità, anche in forza di un cambiamento della platea dei minori: secondo una recente ricerca CeSPI -Centro Studi di Politica Internazionale i ‘nuovi’ Msna sono più fragili rispetto alle leve del passato, e meno motivati rispetto all’obiettivo dell’inserimento e della regolarizzazione. La popolazione dei nuovi Msna è caratterizzata da fragilità molteplici, dalla dimensione sociale a quella psicologica e sanitaria. I percorsi di vita di questi ragazzi sono segnati da esperienze traumatiche legate alla migrazione, da deprivazioni affettive, carenze educative, difficoltà di integrazione culturale, disturbi psicologici spesso non diagnosticati, uso o abuso di sostanze e condizioni di marginalità estrema. Questi fattori, combinati con l’assenza di riferimenti familiari, possono favorire l’emergere di comportamenti a rischio e determinare il coinvolgimento precoce nel sistema penale minorile. Ma le risposte educative e giudiziarie adottate non sempre si dimostrano adeguate. Il sistema di accoglienza fatica strutturalmente a intercettare tempestivamente i bisogni complessi dei ragazzi e a costruire percorsi realmente efficaci, con il rischio che le misure adottate diventino parte di un meccanismo che consolida piuttosto che ridurre le condizioni di vulnerabilità”.
Sempre secondo il report CeSPI, sottolinea Terragni “i minori migranti soli – quasi solo maschi di età media 16-17 anni: indispensabile adottare anche un’ottica di genere – corrono un rischio di entrare in contatto con la giustizia quasi sei volte maggiore rispetto a quello che corre la popolazione generale dei minori presenti in Italia. I ragazzi delinquono di propria iniziativa o coinvolti da altri giovani connazionali allo scopo di sostentare la famiglia, di ripagare il debito migratorio o di costruirsi un’identità sociale vincente procurandosi beni materiali o status symbol”. Per queste ragioni l’Agia ha avviato il progetto di ricerca “Minori stranieri non accompagnati, accoglienza e rischio criminalità”, che intende mettere a fuoco in particolare il rapporto tra comportamenti devianti, specifiche filiere migratorie e modalità di accoglienza: il report sarà presentato nel prossimo settembre.
“Divisi e contrapposti tra ‘angelizzazione’ e criminalizzazione dei giovanissimi migranti – conclude la Marina Terragni – rischiamo di non sapere leggere realisticamente il fenomeno e di ritardare l’adozione di misure adeguate a realizzare le loro aspirazioni a una vita migliore e – in un’ottica win-win – le non meno legittime aspettative della nostra società a trarre il meglio dalla loro inclusione”.
In apertura del nuovo numero della rivista dell’Autorità garante “Futuri” la storia di uno di questi ragazzi e, a seguire, un’intervista a Mahmood: https://futuri.garanteinfanzia.org


