20/01/2026 Notizie
Protezione

Giovani violenti, Marina Terragni: “Il rigore va accompagnato da progetti educativi”

L’Autorità garante interviene sul caso di “Aba” e sull’accoltellamento di Sora. “Adottare anche un’ottica di genere negli interventi”

Giovani violenti,  Marina Terragni: “Il rigore va accompagnato da progetti educativi”

“Non possiamo che unirci al grande dolore dei familiari di Youssef Abanoud Safwat Roushdi Zaki, “Aba”, il ragazzo di La Spezia accoltellato a morte per futili motivi dal quasi coetaneo Atif Zouhair. Al dolore si accompagna lo sgomento per la banalità di questo male”. Così l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza Marina Terragni. Poche ore dopo a Sora, nel Frusinate, un diciassettenne è stato accoltellato da un ragazzo della stessa età davanti a scuola, per fortuna senza gravi conseguenze. 

“Al netto delle misure di sicurezza che si intenderanno introdurre – dal divieto di vendita di coltelli, alle sanzioni che chiamano in causa gli adulti responsabili del controllo dei minori – è necessario tenere lo sguardo sulle fragilità educative da cui deriva l’incapacità di gestire frustrazioni e conflitti – componenti ineliminabili delle relazioni umane – oltre che sulla derealizzazione prodotta dall’online dove perfino dare la morte può essere inteso come atto reversibile. Un tempo-schermo che esonda nella vita reale”. 

“Occorre anche considerare che la netta maggioranza dei fenomeni criminali giovanili vede protagonisti giovani maschi – fatto che si dà normalmente per scontato – : nel valutare interventi potrebbe essere opportuno adottare anche un’ottica di genere. Da sempre l’essere maschi espone a maggior rischio di comportamenti trasgressivi, rischio che tuttavia forse oggi è reso più acuto da un travaglio identitario post-patriarcale – come si diventa uomini? – , travaglio che trova nei comportamenti violenti una risposta risarcitoria facile e immediata. E che per i ragazzi di seconda generazione, esposti al possibile attrito tra la cultura delle origini e quella del paese di accoglienza, potrebbe essere anche più difficile da affrontare. Pur senza rinunciare al necessario rigore questa fatica va accompagnata con progetti educativi”.