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A 30 anni dalla "Legge Eduardo" per contrastare la devianza minorile

“Si tratta di migliaia di giovani e del loro futuro ed è essenziale che un assemblea come il Senato prenda a cuore la riparazione delle carenze dannose, posso dire catastrofiche, che da secoli coinvolgono quasi l’intero territorio dal sud al nord Italia. Mi sono sempre domandato quale potrebbe essere il mio contributo affinché la barca di questi ragazzi che sta facendo acqua da tutte le parti possa finalmente imboccare la strada giusta. Sono convinto che se si opera con energia, amore e fiducia in questi ragazzi molto si può ottenere da loro”.

Con queste parole si rivolse il 23 marzo 1982 Eduardo De Filippo, senatore a vita, nominato da Sandro Pertini, al Senato della Repubblica. Negli anni in cui venne nominato senatore a vita, dedicò tante energie al sostegno dei minori a rischio. Dal suo impegno costante venne promulgata una legge regionale (n.41 del 1987) definita “Legge Eduardo" che venne utilizzata per pochissimi progetti tra Nisida e Benevento, ma che dopo alcuni anni non venne più finanziata per mancanza di fondi. Trenta anni dopo si cerca di riportare luce sul problema della prevenzione della devianza giovanile con un convegno internazionale dal titolo “Trenta anni persi?” che si è tenuto oggi e proseguirà domani 31 ottobre, anniversario della morte di Eduardo.

Il convegno è organizzato dalla Fondazione Eduardo De Filippo, guidata dal figlio Luca, e nella sua giornata di apertura ha visto la partecipazione del Garante per l’infanzia e l’adolescenza Vincenzo Spadafora, il governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca, il procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti, il cardinale di Napoli Crescenzio Sepe ed il vicesindaco di Napoli Raffaele Del Giudice confrontarsi sul tema riservato agli “Scenari Istituzionali a confronto” moderati dal direttore de “Il Mattino” Alessandro Barbano.

Due giorni di dibattito, confronti, spunti di riflessione e nuove idee che verranno da esperti del settore ed associazioni impegnate da anni nel recupero dei più giovani a rischio emarginazione come Paolo Siani della Fondazione Polis, Gianluca Guida direttore dell’Istituto penale per minorenni di Nisida, Giovanni Maddaloni della Star Judo Club di Scampia e diverse ospiti di realtà internazionali.

“Un impegno - sottolinea Luca De Filippo - assunto lo scorso anno all'indomani della conclusione delle celebrazioni del trentennale della scomparsa di Eduardo. Eduardo nei suoi ultimi anni di vita, da Senatore, si dedicò con molto impegno e tenacia, umana e civile, a favore di quei giovani le cui condizioni di svantaggio possano preludere alla devianza e questa tematica rappresenta il nucleo centrale dell'attività che intende svolgere la Fondazione che porta il suo nome. Il convegno che promuoviamo a Napoli, è il primo passo concreto per riproporre l'argomento, oggi quanto mai attuale, e smuovere le coscienze”. 

Lo spot per raccontare l'attività del Garante

In questi quattro anni l'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza ha lavorato molto per diffondere la cultura dei diritti di chi ha meno di 18 anni. Usando vari linguaggi, abbiamo cercato di mettere a sistema una serie di buone pratiche, di creare un network di addetti ai lavori in modo da non disperdere energie e proporre soluzioni al Parlamento e al Governo frutto dell'ascolto dei ragazzi stessi. Ma soprattutto abbiamo lavorato per definire la fisionomia di un ufficio istituito dal Parlamento solo nel 2011 con la Legge numero 112.

Anche su richiesta degli stessi ragazzi, di genitori, insegnanti, operatori sociali abbiamo realizzato uno spot di animazione: trenta secondi per spiegare l'attività del Garante, come può intervenire per garantire a tutti i propri diritti e come contattarlo.

Ecco il testo dello spot:

"Hai meno di 18 anni e ti sembra che i tuoi diritti siano invisibili, che nessuno ti ascolti e che il mondo sia riservato solo agli adulti? Non è così! Sono il Garante per l'infanzia e l'adolescenza e ascolto le richieste di voi ragazzi, metto in moto le altre istituzioni, collaboro con le associazioni, suggerisco soluzioni al Parlamento ed al Governo affinchè i vostri diritti, come l'istruzione, la famiglia,  il diritto di crescere sani e felici vengano rispettati e tutelati".

"Io non mi arrendo", bambini e famiglie in lotta contro la povertà

Dopo aver toccato livelli record negli scorsi anni, la povertà in Italia è divenuta un fenomeno strutturale. Il 10% della popolazione minorile totale permane in una condizione di povertà assoluta e mentre in media il 5,7% delle famiglie si trova in questa pesante condizione di povertà, i dati ISTAT e SVIMEZ 2015 mettono in risalto che il disagio economico si fa più diffuso se all'interno della famiglie sono presenti figli minorenni, come è particolarmente evidente nel Mezzogiorno.

Questo è il tema della ricerca sociale svolta in sette città italiane sui bisogni e sulle potenzialità delle famiglie povere e fragili con figli minorenni, dal titolo “Io non mi arrendo. Bambini e famiglie in lotta contro la povertà”, presentata dalla Fondazione “L’Albero della Vita” martedì 27 presso la Camera dei Deputati, in collaborazione con la “Fondazione Emanuela Zancan”.

L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza ha patrocinato l’iniziativa ed ha partecipato alla conferenza di lancio con il Garante Vincenzo Spadafora, insieme al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti, alla presidente della Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza Michela Vittoria Brambilla e tra gli altri Carlo Borgomeo, presidente della “Fondazione Con Il Sud”.

Prendendo spunto dagli esiti della ricerca, le istituzioni e gli esperti presenti, soprattutto durante la sessione pomeridiana, hanno apportato il loro contributo alla luce delle loro specifiche competenze in un'ottica di miglioramento delle politiche di prevenzione e di contrasto del fenomeno della povertà, dell'esclusione sociale e della disuguaglianza a favore di un'economia solidale che abbia di mira la giustizia, il progresso e la coesione sociale.

La giornata è stata anzitutto occasione per di portare al centro dell'agenda politica, attraverso la presentazione di dati empirici, il tema della povertà delle famiglie con figli minorenni, che spesso è fin troppo marginale marginale nel dibattito italiano.

"Abbraccialo per me", il cinema come strumento di sensibilizzazione

Abbraccialo per me” è il titolo del film del regista Vittorio Sindoni, presentato ieri in anteprima presso la Sala ANICA e patrocinato, per l’importante tematica che affronta, dall’Autorità garante per l’Infanzia e l’Adolescenza. Il lungometraggio racconta la storia di una madre e suo figlio, affetto da una grave disabilità mentale, evidenziando la solitudine familiare, la difficoltà a individuare gli strumenti per sostenere il ragazzo e le reazioni della comunità scolastica, mediatica e sociale. All’evento, moderato dalla giornalista e scrittrice Patrizia Carrano, ha partecipato, insieme al cast del film e al neuropsichiatra e scrittore Prof. Luigi de Maio, il garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, Vincenzo Spadafora, che ha sottolineato, a margine della proiezione, l’importanza di sostenere progetti come quello di Sindoni.

Film come quello di Sindoni - dichiara Spadafora - ci ricordano quanto sia importante il cinema come strumento di sensibilizzazione. Spesso abbiamo bisogno di identificarci nelle situazioni per riuscire a comprenderle pienamente - continua il garante - per questo come Authority abbiamo scelto di dare il nostro patrocinio ad “Abbraccialo per me”: ci pone non solo davanti a un dramma qual è la disabilità mentale infantile ma anche davanti alle nostre coscienze. Purtroppo spesso le famiglie che vivono problematiche di questo tipo vengono lasciate sole e isolate anche dalla comunità civile, perché della disabilità mentale si conosce e si parla ancora troppo poco; è invece importante trovare gli strumenti per imparare ad affrontarla’.

Al termine della proiezione il regista Vittorio Sindoni ha commentato l’esito della proiezione.

Sulla carta questo era un film difficilissimo da realizzare e io sono contento di averlo fatto - spiega Sindoni - perché è un’occasione per stare vicini alle famiglie colpite da situazioni dolorose come quella di crescere un figlio con una disabilità mentale. Sono molto soddisfatto - continua il regista - anche perché sui social si sta manifestando un ampio interesse nei confronti del film e il desiderio di vederlo. Ciò che però è veramente importante - conclude - è che il problema delle famiglie, che si trovano ad affrontare situazioni così complesse, trovi interesse e visibilità senza retorica e falso pietismo in un film che apre anche alla speranza. Quella di cui queste persone hanno bisogno’.

“Abbraccialo per me”, per affrontare il tema della disabilità mentale

Abbraccialo per me” è il titolo del film del regista Vittorio Sindoni, che sarà presentato lunedì 26 ottobre alle ore 17.30 presso la sala Anica, patrocinato dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza. La proiezione sarà preceduta da un dibattito sulla disabilità mentale infantile, tema protagonista del lavoro di Sindoni, a cui interverranno: Vincenzo Spadafora, Autorità garante per l’Infanzia e l’Adolescenza; il Prof. Luigi de Maio, neuropsichiatra e scrittore; e il regista Vittorio Sindoni. Saranno inoltre presenti in sala gli attori del film che verrà distribuito prossimamente nelle sale italiane: Stefania Rocca, Moisé Curia, Giulia Bertini, Pino Caruso, Alberto Lo Porto e Luigi Diberti. Modererà l’evento la giornalista e scrittrice Patrizia Carrano.

Sindoni racconta la storia di una donna e suo figlio, dell’entusiasmo di sentirsi madre e dell’enorme difficoltà di trovarsi davanti alla scoperta di avere un bambino affetto da disabilità mentale, disabilità che riesce a essere superata attraverso la musica, che sarà a sua volta anche lo strumento grazie al quale madre e figlio troveranno una nuova speranza.

Abbraccialo per me” mette in evidenza la solitudine e la crisi familiare che deriva dall’incapacità di affrontare le problematicità del ragazzo e lo fa affrontando il  tema del disagio psichico in tutta la sua interezza: il regista indaga, infatti, oltre che l’intimo rapporto tra madre e figlio, anche la difficoltà della famiglia a trovare gli strumenti più idonei per sostenere il ragazzo, le reazioni della comunità scolastica, mediatica e sociale.

Expo, Trasparenza e competenze. Un investimento per la legalità e lo sviluppo

Si è svolto stamattina presso l'Auditorium di Palazzo Italia dell'Esposizione Universale di Milano il convegno “Trasparenza e competenze. Un investimento per la legalità e lo sviluppo” organizzato dalla Polizia di Stato al quale ha partecipato anche il Garante per l’infanzia e l’adolescenza Vincenzo Spadafora.

Tema molto attuale quello della trasparenza della pubblica amministrazione, soprattutto alla luce delle continue inchieste dalla magistratura.

Trasparenza e competenze come argine e medicina alla corruzione. Fattori imprescindibili per promuovere legalità, sicurezza e sviluppo nel Paese. Questo è quindi il messaggio del Capo della Polizia Alessandro Pansa che ha inaugurato la giornata alla presenza del Ministro dell’Interno Angelino Alfano.

"Sicurezza e legalità sono precondizioni dello sviluppo sociale per un Paese come l'Italia che sta uscendo dalla crisi economica - ha detto il Capo della Polizia, Alessandro Pansa, durante il convegno - Il nostro Paese sta assaporando i primissimi risultati positivi. Affinché questo slancio prosegua e si consolidi è indispensabile che avvenga in una cornice di sicurezza e legalità di cui noi ci facciamo carico”

Grande sforzo e primi risultati positivi. Lo stesso Expo Milano 2015, cornice del convegno, ha fatto della trasparenza un asset fondamentale. Come è stato detto diverse settimane fa da Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Anticorruzione, “la trasparenza è stata una delle ragioni della riuscita di Expo Milano 2015 ed è parte integrante della sua eredità”.

Negli ultimi anni infatti un’intensa quanto rilevante attività legislativa ha investito l’organizzazione e il funzionamento della pubblica amministrazione nel suo complesso, perseguendo gli ormai ineludibili obiettivi di miglioramento della efficienza, della economicità dell’azione amministrativa, attraverso il ricorso a strumenti di semplificazione, digitalizzazione e revisione della spesa pubblica.

Il tutto aspettando i risultati di fine anno da Transparency International che ogni anno pubblica il suo “Corruption Perception Index” (CPI), una vera e propria classifica del livello di corruzione percepito in 175 Paesi (dal più virtuoso al più corrotto). L’ultima rilevazione del 2014 portava l’Italia al 69esimo posto, sopra il Senegal e ben al di sotto del Ghana, di Cuba e dell’Oman. Mose, Expo, Mafia Capitale e per ultimo Anas ci dovrebbero spingere sempre più ad affrontare con urgenza il problema.

Tra le testimonianze della giornata, Roberto Alfonso, procuratore generale presso la Corte d’Appello di Milano, Michele Corradino, componente Autorità Nazionale Anticorruzione ed un videomessaggio di Piero Fassino, presidente dell’Anci. 

Fonte foto: M. Losito Polizia di Stato

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Scampia, una palestra presidio di legalità

Come un fiore in un deserto di cemento. E’ questa la sensazione che si ha entrando nella palestra Star Judo Club di Gianni Maddaloni a Scampia. L’oro di Scampia, come il titolato del film. Un’istituzione baluardo in un territorio difficile che nel tempo si è fatta portavoce dello Stato, quando lo Stato non c’era più. Un paradiso in una delle più grandi piazze di spaccio di droga in Europa e ad alto tasso camorristico. Ma anche una zona piena di persone oneste che nonostante tutto vivono nella legalità.

Un argine saldo, come la schiena di Gianni Maddaloni che però da solo non basta. Una storia che si ripete anno dopo anno, prima ancora dell’oro olimpico a Sydney 2000, conquistato dal figlio Pino. Una palestra che è scuola di vita. Con delle regole. Con dei codici. Gianni Maddaloni, ’o Maè, come lo chiamano in palestra, non è un semplice allenatore ma un punto di riferimento per tanti ragazzi.

Ci sono tante storie da raccontare, tante vite da scoprire. Come quella di Antonio, 14 anni, figlio di un boss in carcere, oggi grazie all’incontro con lo sport è stato strappato a un percorso malavitoso e studia musica al Conservatorio di Napoli. Un futuro campione. Futuro. Questa è una parola che manca dai dizionari di quella parte di Napoli. Il maestro sta insegnando a riscriverla tramite lo sport. Che è una seconda possibilità. E forse l’unica.

Abbiamo incontrato Gianni Maddaloni più volte. L’anno scorso l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, in occasione del 25° anniversario della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, con il ricavato dell’evento di solidarietà organizzato al Teatro Politeama di Napoli, ha sostenuto alcune iniziative portate avanti dall’Associazione Star Judo Club. Lo abbiamo rincontrato un anno dopo per vedere cos’è cambiato, quali criticità, cosa ancora si deve fare. 

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Protocollo d'intesa con il Consiglio nazionale dell’Ordine degli assistenti sociali

Protocollo d’intesa tra Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza e Consiglio nazionale dell’Ordine degli assistenti sociali. Sottoscritto nei giorni scorsi rispettivamente da Vincenzo Spadafora e Silvana Mordeglia risponde alla necessità di favorire, nell’interesse dei minorenni, la cooperazione tra tutti i soggetti istituzionali chiamati ad occuparsi della tutela delle persone di  minore di età,  di garantire ai minorenni ed a tutti gli individui, servizi sociali sempre più competenti e qualitativamente adeguati grazie all’impiego di personale specializzato e adeguatamente formato. Ma anche di garantire ai cittadini, in particolare ai bambini e agli adolescenti ed alle loro famiglie, il migliore e qualificato intervento professionale così come aumentare la comprensione delle specifiche responsabilità professionali. 

Il protocollo mira anche a sostenere le positive relazioni genitoriali e familiari nei processi d’aiuto e nelle situazioni di conflitto al fine di garantire il sano sviluppo del minorenne e di mantenere i rapporti con entrambi i genitori qualora non pregiudizievoli e di operare per la piena attuazione del principio di non discriminazione, sostenendo i processi di integrazione sociale e di profondo cambiamento culturale, necessario per un progetto di società solidale e inclusiva anche nei confronti di tutti i minorenni.

Il protocollo si pone anche l’obiettivo di sostenere congiuntamente azioni di advocacy nei confronti delle istituzioni competenti sui diritti dei minorenni finalizzate alla loro esigibilità; di sostenere processi di promozione della cultura dei diritti delle persone  minorenni e delle opportunità di sostegno garantite dai professionisti assistenti sociali e di sviluppare iniziative culturali e formative per le persone ed i professionisti finalizzate alla promozione dei diritti e dei doveri di tutti, alla supervisione e al confronto sulle criticità e sulle buone prassi legate alla presa in carico dei minorenni e dei nuclei di appartenenza, favorendo un costante processo di valutazione.

Previsto che l’Autorità garante - presso tutti gli uffici dei Garanti regionali e delle Province autonome – e il Consiglio nazionale – presso i Consigli regionali dell’Ordine – promuovano la sottoscrizione di protocolli analoghi così come una programmazione annuale delle attività che verranno realizzate mediante specifici gruppi di lavoro costituiti ad hoc anche con il coinvolgimento di altri soggetti istituzionali, nazionali e locali, pubblici e privati, che condividono le finalità del protocollo. Le attività realizzate nell’ambito del protocollo – che ha la durata di due anni - saranno accreditate ai fini della formazione continua permanente dei professionisti assistenti sociali dal CNOAS.

Viva soddisfazione è stata espressa per la firma del protocollo da Spadafora e Mordeglia. Il tema della difesa, garanzia, cura e tutela delle persone di minore età assume una importanza sempre maggiore anche in presenza di uno scenario economico e sociale in rapido mutamento. Un impegno sinergico delle nostre due istituzioni a lavorare fianco a fianco non potrà che produrre risultati importanti.

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Master interdisciplinare sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (Midia)

“Ciò che ho appreso oltre le nozioni tecniche in sé, è la necessità di ragionare sempre e comunque in un’ottica orientata al bambino e ai suoi diritti; non ai suoi bisogni e alle sue necessità, ma ai suoi diritti!”

Con queste parole Mario, descrive la sua esperienza al primo Master Interdisciplinare sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Midia). Un master, organizzato dall’Unicef Italia con l’Università “Bicocca” di Milano e patrocinato dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, iniziato lo scorso novembre con l’obiettivo di fornire una conoscenza specialistica sui temi dell’infanzia soprattutto nell’ottica dei diritti umani, e che conclude il mese prossimo. “Un master che ha avuto – come ci ha spiegato Chiara Zanetti del comitato Unicef Italia – lo scopo di promuovere lo sviluppo di un pensiero critico sull’effettiva applicazione dei principi contenuti nel Child Rights Programming”.

Studiare e riflettere sui diritti dei minori partendo dal loro stesso punto di vista. Conoscere gli approcci alla responsabilità sociale, e gli strumenti per portare avanti le pratiche ad essa correlate. Queste le tendenze e le peculiarità del Midia.

34 studenti hanno sperimentato sul campo, parole come responsabilità, tutela, equità e lavoro di squadra grazie a laboratori, convegni, lezioni frontali. Ma anche uno stage, tirocinio, presso le principali istituzioni e associazioni nazionali che si occupano dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, come il Comune di Milano, la Croce Rossa e l’Unicef stesso.

Intensa la testimonianza di Emilie, studente Midia e Consulente Learning della Fao. “Quando mi sono iscritta al master cercavo una nuova prospettiva, qualcosa che mi stimolasse, che cambiasse il mio modo di vedere l’ambito dei diritti umani: ho trovato una nuova lente, che ha completamente cambiato il mio modo di affrontare il mondo del lavoro, la progettazione e la ricerca. Cinque parole chiave che ho imparato? Protezione, partecipazione, resilienza, mediazione e inclusione vs integrazione.”

Un master innovativo ed unico nel suo genere in Italia. “Abbiamo presentato richiesta affinché questa esperienza possa ripetersi anche l’anno prossimo – ha aggiunto Chiara – a partire da aprile”.

Radio Sonora, la realtà di adolescenti dei comuni della Bassa Romagna

Una radio istituzionale fatta da giovani per i giovani. Questa è la natura di Radio Sarai. Proprio per questo non poteva non esserci Radio Sonora tra le prime radio che daranno impulso alle trasmissioni. Nata nel 2009 da un idea di Gianni Gozzoli e Yuri Briccolani, Sonora è la radio dei comuni della Bassa Romagna, sostenuta dal Tavolo degli Assessori alle Politiche Giovanili.

“Abbiamo voluto creare Sonora per dare la possibilità ai nostri giovani di raccontarsi. E pensare con più positività al futuro – ci ha raccontato Gianni Gozzoli – Tanti ragazzi che sono passati da noi hanno scoperto il proprio talento giornalistico e da speaker ed in base a questo hanno scelto il proprio percorso universitario e lavorativo”.

Come Nicolò che in Sonora si occupava di produrre radio-drammi ed ora studia alla Cattolica sceneggiatura e story-telling. “La radio è terapeutica. Si usa solo la voce e si elimina l’aspetto video dove tendi ad essere più impostato. Davanti a un microfono si è più spontanei”.

Una radio aperta a tutti. Anche ai più grandi “che facendo da maestri sono importanti per lo scambio di contenuti poiché creano stimoli nei giovani”. Tanti progetti, dalla Settimana del buon vivere al corso di radio story-telling con l’Istituto Superiore di Lugo fino alla partecipazione a Next di Repubblica.

Perché Sarai? “Mi son convinto a partecipare perché i punti fondamentali di Sarai li portiamo avanti da dieci anni. Ma qui la partecipazione ed il network è a livello nazionale. Senza aggregazione, le web radio sono vecchie. Il network è l’aspetto più importante anche per non disperdere i contenuti. E far conoscere Napoli in Romagna, ed Udine a Bari. Importante, inoltre, avere un focus chiaro: l’infanzia e l’adolescenza. La cosa più bella è che la spinta e l’organizzazione finalmente venga da un’istituzione”. 

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