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Minorenni alle prese con la giustizia: raccomandazioni dall’Autorità garante

L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (Agia) ha incontrato i ragazzi che hanno commesso un reato e che sono seguiti dagli uffici di servizio sociale del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità del Ministero della giustizia. Si tratta dei minorenni in “area penale esterna”, vale a dire ragazzi e ragazze in attesa di processo, o sottoposti a misura cautelare non detentiva, o che beneficiano della messa alla prova oppure quelli condannati che usufruiscono di una misura alternativa o sostitutiva alla detenzione.

AgiAscolta, i diritti dei ragazzi di area penale esterna

Dall’ascolto dei ragazzi, dei magistrati, dei funzionari del servizio sociale della Giustizia e dei dirigenti dei centri di giustizia minorile sono emersi elementi di criticità ai quali l’Autorità ha cercato di dare una risposta con una serie di raccomandazioni. Le indicazioni sono contenute in una pubblicazione che è stata diffusa dall’Agia con il titolo “AgiAscolta. I diritti dei ragazzi di area penale esterna”.

Incontri in otto città italiane

Gli incontri sono avvenuti in otto città italiane: Torino, Milano, Venezia, Roma, Perugia, Napoli, Reggio Calabria e Palermo (compresa la sezione di Trapani). Hanno partecipato da un minimo di 10 a un massimo di 15 giovani con procedimento penale in corso o appena concluso. Tre gli aspetti indagati dall’Autorità: la fase processuale (ingresso nel circuito penale, impatto con le forze dell’ordine, rapporti con l’autorità giudiziaria, presa in carico dei servizi minorili della Giustizia), la costruzione del progetto educativo di ciascun ragazzo e, infine, il rapporto con la famiglia e il territorio.

Le raccomandazioni dell'Autorità garante

Tra le raccomandazioni figurano quelle volte ad assicurare ascolto adeguato e una comprensibilità maggiore, per i ragazzi, dei ruoli, dei meccanismi e della terminologia del processo penale minorile. Chiesto anche un trattamento da parte delle forze dell’ordine e degli operatori coerente con i principi e diritti previsti dalla Convenzione di New York. Occorrono, secondo l’Autorità garante, maggiori risorse per il personale e per le politiche di prevenzione e sostegno della famiglia e delle genitorialità.

Ancora, è necessario dotare le forze dell’ordine di idonei strumenti per valutare l’opportunità o meno di riaffidare il minorenne ai genitori, quando la famiglia abbia legami persistenti con la criminalità organizzata. Sollecitata infine l’attivazione di forme di collaborazione tra istituzioni che consentano la segnalazione precoce delle situazioni di abbandono e dispersione scolastica, come anche la promozione di percorsi di consapevolezza digitale nelle scuole e di programmi per la prevenzione del bullismo.

Minori stranieri non accompagnati, incontro Agia - Unicef

L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Filomena Albano, ha incontrato questa mattina la Direttrice regionale UNICEF per l’Europa e l’Asia Centrale e Coordinatrice del Programma per rifugiati e migranti in Europa Afhshan Khan e la Coordinatrice UNICEF del Programma per migranti e rifugiati in Italia Anna Riatti.

Al centro dell’incontro: il sistema italiano di tutela per i minori stranieri non accompagnati e l’attività di monitoraggio della tutela volontaria svolta dall’Autorità garante. Nel corso del colloquio è stata sottolineata, in particolare, la necessità di garantire a tutti i minori stranieri che giungono nel nostro paese senza adulti di riferimento l’ingresso nel sistema di tutela e la possibilità di ricevere supporto anche dopo il raggiungimento della maggiore età. 

Monitoraggio dell’Autorità garante: oltre 3000 i tutori volontari a fine 2018

Risultano già iscritti negli elenchi dei tribunali per i minorenni 3029 tutori volontari di minori stranieri non accompagnati (Msna), di cui 505 provenienti da elenchi preesistenti all’entrata in vigore della legge 47 del 2017. Tra questi il 75,4% è rappresentato da donne, il 57,7% ha un’età superiore ai 45 anni, l’83,9% è laureato, il 77,8% ha un’occupazione - per lo più nelle professioni intellettuali, scientifiche e a elevata specializzazione – e il 9,1% l’ha avuta in quanto pensionato. I primi tre distretti di Corte d’appello per numero di tutori volontari iscritti negli elenchi sono Catania (244), Roma (242) e Palermo (241). Hanno meno iscritti in Italia Campobasso e Trento con 18, Messina con 19 e Brescia con 22. Nel corso dei 12 mesi del 2018 sono stati invece accettati dai tutori nominati 3.902 abbinamenti a un minore straniero non accompagnato. La rilevazione è stata svolta con la collaborazione di 27 tribunali per i minorenni su 29.

È quanto emerge dagli estratti che anticipano la pubblicazione del “Rapporto di monitoraggio sul sistema della tutela volontaria” dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, riferita al 31 dicembre 2018 e realizzata con il Fondo asilo integrazione migrazione per rilevare lo stato di attuazione della legge 47 del 2017. L’indagine è stata condotta con la partecipazione dei tribunali per i minorenni e dei garanti regionali e delle province autonome. Hanno risposto al questionario i garanti di Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Molise, Piemonte, Sardegna, Toscana e Trento. I report dell’anticipazione sono scaricabili alla pagina https://tutelavolontaria.garanteinfanzia.org/rapporti-di-monitoraggio.

Nel periodo compreso tra il 6 maggio 2017 e il 31 dicembre 2018, dalla rilevazione effettuata sul campione territoriale sono stati svolti 48 corsi per tutori volontari. La durata media è stata di 26 ore, con una frequenza minima richiesta media del 76% delle ore previste. A ogni evento formativo hanno partecipato da 25 a 150 aspiranti.

L’obiettivo dell’indagine è stato quello di fornire informazioni sullo stato di avanzamento del sistema della tutela volontaria introdotto nel 2017 con la legge 47. La rilevazione è stata realizzata con il supporto di unità operative locali che hanno contribuito alla raccolta delle informazioni allorché richiesto dai garanti e dai tribunali. I garanti regionali hanno risposto sui dati relativi ai corsi di formazione, mentre i tribunali hanno fornito dati sulle tutele volontarie. L’indagine è stata condotta con la metodologia Cawi (Computer Assisted Web Interviewing) attraverso pagine web a inserimento guidato.   Le indagini successive avranno periodicità semestrale.

Sessione plenaria del CAHENF a Strasburgo

Dal 12 al 14 novembre 2019 si è tenuta a Strasburgo la VII sessione plenaria del Comitato ad hoc sui diritti dei minori (CAHENF), che monitora la Strategia del Consiglio d’Europa negli Stati parte. Negli stessi giorni si è tenuta la conferenza celebrativa dei 30 anni della Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza intitolata “Redefining Power: Strengthening the rights of the child as a key to a future-proof Europe”, che ha riunito al Palais de l'Europe oltre 300 persone. Presente alla sessione plenaria, alle celebrazioni e ai lavori del CAHENF l’ufficio dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza.

Nelle sessioni parallele (PowerTalks) si è parlato di empowerment di bambini e ragazzi, della necessità che le persone di minore età siano riconosciute effettivamente titolari dei diritti di partecipazione, ma anche, nello specifico, di diritti dei minori nell'ambiente digitale e nel processo di separazione dei genitori. In seno al CAHENF si è lavorato alla definizione delle raccomandazioni in materia di accertamento dell'età dei minori stranieri non accompagnati ed è stata discussa una dichiarazione sui 30 anni della CRC che sarà adottata nell'immediato futuro.

L’infanzia e l’adolescenza nel bilancio dello Stato: il monitoraggio 2012-2018

Quanto spende l’Italia per l’infanzia e l’adolescenza? Per rispondere a questa domanda l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza ha realizzato la seconda edizione del dossier DisOrdiniamo, secondo monitoraggio delle risorse nazionali dedicate all’infanzia e all’adolescenza nel bilancio dello Stato . L’obiettivo è quello di presentare un quadro il più possibile completo e aggiornato delle risorse pubbliche che le amministrazioni centrali destinano a bambini e ragazzi. La pubblicazione aggiorna e rivede il primo dossier DisOrdiniamo, pubblicato nel 2015.

L’analisi riguarda esclusivamente la spesa “statale”, in altre parole le risorse iscritte nel bilancio dello Stato. Rimangono escluse le risorse delle Regioni, degli enti locali e quelle dei fondi europei. Rispetto all’edizione del 2015 il monitoraggio ha identificato un maggior numero di voci di spesa: si è passati da 200 capitoli a circa 260. Altra novità è la stima delle risorse del Fondo sanitario nazionale destinate a finanziare i Livelli essenziali di assistenza (LEA) per la popolazione minore di 18 anni. “Le risorse destinate all’infanzia e all’adolescenza sono distribuite in numerosi capitoli del bilancio dello Stato con conseguente difficoltà nell’identificarle. Il dossier DisOrdiniamo cerca di mettere ordine. Il lavoro è stato reso possibile grazie alla collaborazione delle numerose amministrazioni interessate” dice la Garante Filomena Albano.

Metodologia

Sono state prese in esame sia le risorse che finanziano politiche direttamente rivolte alla popolazione di età inferiore a 18 anni, sia quelle misure che – pur non avendo l’infanzia e l’adolescenza come destinatario diretto o esclusivo – sono finalizzate in tutto o in parte a migliorarne le condizioni di vita e il benessere (ad esempio: sostegno alla genitorialità, bonus nascita o sostegno al reddito in presenza di figli minorenni), nonché il Fondo sanitario nazionale. I dati dal 2012 al 2017 si riferiscono al totale delle risorse impegnate a rendiconto. Per il 2018 sono state prese in considerazione le risorse stanziate in bilancio.

Spesa complessiva

La “spesa complessiva” per l’infanzia e l’adolescenza, comprensiva di quella per il personale, nel 2017 ammontava a circa 51 miliardi e 651 milioni di euro, pari a 5.212 euro per ogni bambino o adolescente. Dal 2012 al 2017 le risorse impegnate per la “spesa complessiva” sono cresciute del 16,7% con un incremento totale pari a 7 miliardi e 500 milioni di euro, ai quali vanno aggiunti 980 milioni stanziati per il 2018. La crescita 2012-2017 si riduce però al 14,1% se si tiene conto dell’inflazione.

Le risorse destinate all’infanzia nel 2017 rappresentavano il 3% del PIL (+0,3% rispetto al 2012), mentre il loro peso sul bilancio dello Stato era dell’8,1% (-0,4% rispetto al 2016). Circa il 90% della spesa stimata per l’infanzia e l’adolescenza in Italia è relativo all’istruzione scolastica (circa 46 miliardi e 794 milioni) ed è composto per lo più da spese per il personale (circa 43 miliardi e 533 milioni).

Le maggiori risorse al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al Miur

Al netto dei costi del personale la maggior parte delle risorse è concentrata nel bilancio del Ministero del lavoro e delle politiche sociali (52,5%) e in quello del Ministero dell’istruzione, università e ricerca (36,6%). Seguono il Ministero dell’interno con il 5,7% del totale e il Ministero dell’economia e delle finanze con il 3,1%.

Per il Ministero del lavoro e delle politiche sociali la maggior parte delle risorse è destinata alla copertura della tutela previdenziale della maternità e ad altre prestazioni a sostegno della genitorialità e delle nascite, nonché al Fondo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale. Per il Miur la spesa netta è relativa, prevalentemente, al funzionamento delle istituzioni scolastiche (inclusi i trasferimenti a istituzioni non statali) e agli interventi di edilizia scolastica.

Spesa per l’infanzia e l’adolescenza, per macro-area di intervento.
(2012-2015, migliaia di euro)

 

Spesa per l’infanzia e l’adolescenza al netto della spesa per il personale, per macro-area di intervento.
(2017, %)

 

Spesa per l’infanzia e l’adolescenza al netto della spesa per il personale. Variabili finanziarie di competenza.
(2017, migliaia di euro)

 

Avviso procedura selettiva

È stato pubblicato nella sezione Amministrazione trasparente / Bandi di gara e contratti un avviso pubblico per il conferimento mediante procedura selettiva comparativa di incarico di lavoro autonomo per un esperto senior ambito ricerca e un esperto senior ambito statistico componenti il nucleo tecnico del progetto n. 2342 “Monitoraggio della tutela volontaria per minori stranieri non accompagnati in attuazione dell’articolo 11, legge n. 47/2017” a valere sul FAMI 2014-2020.

I soggetti interessati dovranno far pervenire apposita domanda di partecipazione redatta e sottoscritta secondo lo schema di cui all’allegato n. 1 all’avviso stesso entro e non oltre il giorno 4 dicembre 2019.

“Definire standard minimi uguali tra regioni per mense, asili nido e parchi inclusivi”

In occasione del trentennale della Convenzione di New York l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (Agia) ha pubblicato la proposta di individuazione di quattro livelli essenziali delle prestazioni (LEP) per i diritti di bambini e ragazzi "I livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali delle persone di minore età". Riguardano mense scolastiche e asili nido – da concepire non più come servizi a domanda individuale ma come un diritto per tutti – parchi inclusivi e accessibili e una banca dati per la disabilità. In Italia l’accesso a tali servizi per l’infanzia cambia tra territori. Andrebbero garantiti, secondo l’Agia, quanto meno standard minimi uguali per tutti. Secondo la Costituzione tale risultato può essere raggiunto attraverso la definizione di LEP. La proposta sarà inviata al Governo, Parlamento e altri soggetti interessati.

Prestazioni effettive

“Definire un livello essenziale - afferma la Garante Filomena Albano – significa rendere effettive le prestazioni su tutto il territorio nazionale e garantire la presenza uniforme di servizi che rispondono alle esigenze primarie dei minorenni, in attuazione del principio di pari opportunità previsto dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Presentare nel mese del trentennale questa proposta è un modo per dare concretezza alla celebrazione. Tale iniziativa non deve, però, essere considerata un punto di arrivo, bensì l’inizio di un percorso che porti quanto prima alla piena attuazione dei diritti di bambini e ragazzi e, allo stesso tempo, conduca alla definizione in futuro di ulteriori LEP”. È la legge istitutiva dell’Autorità garante che ha attribuito all’Agia il compito di formulare osservazioni e proposte per l’individuazione dei LEP, attività questa già avviata nel 2015 con la realizzazione di un primo documento.

Il percorso delle proposte

La proposta di LEP dell’Autorità garante – realizzata in collaborazione con Irs (Istituto di ricerca sociale) è stata presentata alle amministrazioni, ai rappresentanti sindacali e dell’associazionismo, che sono stati coinvolti in qualità di stakeholder, nella sua definizione. Si tratta del ministero del lavoro e politiche sociali, di quello dell’interno, di quello della giustizia, di quello della salute, del Miur, del Mibact, del MEF, Dipartimento per le pari opportunità, del Dipartimento per le politiche della famiglia, dei rappresentanti di Anci, dell’ISTAT e dei sindacati confederali (CGL, CISL e UIL), dei membri della Consulta nazionale delle associazioni e delle organizzazioni dell’Agia, nonché dei referenti della rete di associazioni “Batti il 5!”.

Diritti riscritti dai bambini, a Palermo presentati manifesto e volume

Si è svolto a Palermo, nell’ambito delle iniziative organizzate in occasione del trentennale della Convenzione di New York, l’evento “I bambini parlano diritti(o)”, promosso dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (AGIA) in collaborazione con l’associazione “Così per gioco”.

L’iniziativa ospitata al cinema “De Seta” ai Cantieri culturali alla Zisa ha visto la partecipazione della Garante nazionale Filomena Albano insieme all’“allenatore di cervelli” Carlo Carzan.  Presenti oltre 400 alunni delle scuole primarie di Palermo, Trapani, Castelvetrano (Trapani), Donnalucata (Ragusa) e Presicce (Lecce).  Saluti dell’assessore alla Cittadinanza Solidale del Comune di Palermo, Giuseppe Mattina. Interventi dell’ufficio del Garante per l’infanzia comunale Pasquale D’Andrea. Presente per Rai Ragazzi di Federica Grosso.

Il progetto, che ha avuto come obiettivo la diffusione della conoscenza della Convenzione tra i più piccoli attraverso la riscrittura dei diritti, ha coinvolto in tutta Italia più di 10 mila partecipanti. Nelle diverse attività realizzate con i bambini è stato utilizzato il libro illustrato dell’Autorità garante “Geronimo Stilton. Viaggio alla scoperta dei diritti dei bambini” (edito da Piemme), un’avventura ambientata nella Penisola alla ricerca della Convenzione smarrita, e ritrovata, in occasione delle celebrazioni per i suoi 30 anni. A Palermo è stato presentato il manifesto (pdf) e annunciato un volume che raccolgono i diritti riscritti dai bambini di tutta Italia.

“Il progetto ci ha permesso di far conoscere la Convenzione a tantissimi bambini che, attraverso attività di gioco e partecipazione interattiva, hanno imparato di avere dei diritti e hanno compreso quanto sia importante affermarli e difenderli sin da piccoli. Non solo, ascoltarli e coinvolgerli nella riscrittura della Convenzione ci ha permesso di scoprire quali sono i nuovi bisogni e le nuove esigenze di cui noi adulti dobbiamo tener conto e in che modo dobbiamo lavorare per attualizzare la Convenzione al mondo di oggi” dice la Garante Filomena Albano.

Nel pomeriggio l’Autorità garante ha fatto visita alle Officine del Centro Tau, dell’associazione Inventare insieme onlus, dove incontrerà bambini e ragazzi e i rappresentanti della rete della Comunità educante evoluta Zisa Danisinni. Stasera, infine, Filomena Albano ha portato i suoi saluti, assieme al Sindaco di Palermo Leoluca Orlando, al Concerto delle orchestre e dei cori giovanili della Città di Palermo, organizzato al Teatro Massimo per celebrare il 30° anniversario della Convenzione di New York

 

(ultimo aggiornamento il 26 novembre 2016 17:00)

 

Convenzione Onu: conquiste e prospettive a 30 anni dall’adozione, il volume dell'Agia

Il volume "La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza: conquiste e prospettive a 30 anni dall’adozione", curato dall’Autorità garante, costituisce allo stesso tempo un bilancio delle conquiste raggiunte e una riflessione sulle prospettive future rispetto all’attuazione in Italia della Convenzione di New York.  È articolato in due parti. La prima è dedicata alla dimensione internazionale, la seconda si concentra sull’attuazione della Convenzione in Italia e approfondisce inoltre il tema della protezione dei diritti dei minorenni in situazioni transfrontaliere.

Il lavoro contiene inoltre una riflessione sull’Autorità garante, istituzione terza e indipendente che monitora l’effettiva e corretta attuazione della Convenzione nel nostro Paese. Si tratta, in particolare, di un approfondimento sul suo ruolo nel sistema italiano di tutela delle persone di minore età, sulle competenze attuali, sui punti di forza e sulle fragilità.

Il volume raccoglie saggi di Fausto Pocar, Alessandra Annoni, Stefania De Vido, Adelina Adinolfi, Christophe Bernasconi, Philippe Lortie, Elisabetta Lamarque, Giacomo Biagioni, Costanza Honorati, Roberta Clerici, Fabiana Di Porto, Mirzia Bianca, Antonio Leandro, Cinzia Zonile, Adriana Di Stefano, Pietro Franzina, Ilaria Aquironi, Vitulia Ivone, Stefania Negri, Elena D’Alessandro, Benedetta Bertolini, Olivia Lopes Pegna, Ornella Feraci, Laura Carpaneto, Ester di Napoli, oltre a quello dell’Autorità garante Filomena Albano.

Gli autori che hanno partecipato alla realizzazione dell’opera provengono principalmente dal mondo accademico, ma tra essi compaiono anche il Segretario generale e il primo segretario della Conferenza dell’Aja di diritto internazionale privato e il personale dello European Asylum Support Office (EASO).

 “Accanto all’alto scopo di divulgazione scientifica della cultura dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza – si legge nell’introduzione – il volume persegue l’obiettivo di individuare e fare proposte per colmare le lacune nell’attuazione della Convenzione nel sistema italiano, muovendo dal panorama internazionale e sovranazionale che detta il perimetro dell’azione degli Stati: il volume, così, traccia i binari per l’azione futura dell’Autorità garante e di tutte le istituzioni, gli enti e, in generale, i soggetti preposti alla protezione e promozione dei diritti delle persone di minore età in Italia. Questo volume intende infine testimoniare il messaggio della Convenzione che si rinnova ogni anno e di cui celebriamo nel 2019 il trentesimo anniversario: quando si parla di persone di minore età non c’è spazio per relativizzare, distinguere, circostanziare, discriminare, escludere. Tutti i bambini e i ragazzi hanno eguali diritti e, in quanto tali, hanno il diritto di vederli efficacemente attuati”.

La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza: conquiste e prospettive a 30 anni dall’adozione

Gli abstract in inglese

Terza raccolta dati sperimentale sui minorenni in comunità

Sono 32.185, al 31 dicembre 2017 (al 31 dicembre 2016 erano 29.692), i minori ospiti delle 4.027 comunità presenti sul territorio italiano (erano 3.686 nel 2016). Si tratta prevalentemente di maschi, di età compresa tra i 14 e i 17 anni. È quanto emerge in sintesi dalla pubblicazione “La tutela dei minorenni in comunità. Terza raccolta dati sperimentale elaborata con le procure della Repubblica presso i tribunali per i minorenni”, disponibile sul sito dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza nella sezione pubblicazioni.

Una rilevazione sui minorenni nelle strutture degli enti locali

Il volume contiene l’elaborazione dei dati sui minorenni accolti nelle strutture residenziali che fanno capo agli enti locali, vale a dire comunità familiari, comunità terapeutiche e strutture di accoglienza genitore/bambino. Si tratta di strutture tenute, per legge, a trasmettere ogni sei mesi alle procure minorili una relazione sul numero e sulle caratteristiche dei loro ospiti. Sono escluse dalla rilevazione le comunità destinate alla prima accoglienza dei minori stranieri non accompagnati e quelle, di pertinenza del Ministero della Giustizia, per minorenni sottoposti a procedimento penale.

Le caratteristiche dell’accoglienza in comunità

I dati relativi agli anni 2016 e 2017 restituiscono, oltre alla dimensione quantitativa, anche le principali caratteristiche dell’accoglienza in comunità. In particolare:

  • il numero delle strutture attive nel territorio di competenza della procura;
  • il numero di ispezioni e sopralluoghi disposti dalle procure e numero delle strutture ispezionate;
  • il numero complessivo di ospiti presenti al 31 dicembre di ciascun anno di riferimento;
  • le caratteristiche degli ospiti con riferimento a genere, cittadinanza, età ed eventuale condizione di minore straniero non accompagnato;
  • la tipologia di inserimento (consensuale o disposto dall’autorità giudiziaria);
  • il numero di ospiti presenti nella struttura da più di 24 mesi e la provenienza del bambino o ragazzo al momento dell’inserimento.

Le ragioni del monitoraggio

“Come già le precedenti anche questa terza edizione della pubblicazione nasce dall’esigenza di monitorare una realtà che è da sempre di particolare importanza per l’Autorità. La legge istitutiva, infatti, attribuisce all’Autorità il compito di promuovere e tutelare il diritto delle persone di minore età di essere accolte ed educate prioritariamente nell’ambito della propria famiglia e, se necessario, in un altro nucleo familiare di appoggio o sostitutivo” spiega la Garante Filomena Albano. “Allo stesso tempo – prosegue – la Convenzione di New York del 1989 impone agli Stati di monitorare le condizioni dei minorenni che vivono fuori della famiglia di origine e di valutare qualità e adeguatezza degli interventi a loro sostengo. In assenza di una banca dati nazionale che possa restituire una fotografia completa e aggiornata, quindi, questa rilevazione, svolta in via suppletiva per colmare una lacuna, può rappresentare un valido strumento per avere contezza della situazione dei minorenni ospiti delle strutture e comprendere quale sia il modo migliore per garantire loro diritti e tutele.”

L’esigenza di una banca dati

I dati, aggiornati al 31 dicembre 2016 e al 31 dicembre 2017, sono stati forniti dalle 29 procure della Repubblica presso i tribunali per i minorenni attraverso la compilazione di una scheda elaborata e distribuita dall’Autorità garante. La ricerca, sia pure con limiti e disomogeneità, fornisce una fotografia quanto più aggiornata del fenomeno dei minorenni inseriti nel circuito di accoglienza, in attesa di un sistema di rilevazione permanente da parte dei soggetti competenti che secondo l’Autorità ha carattere di urgenza. “È stato il Comitato Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza lo scorso febbraio a sollecitarlo includendo nelle raccomandazioni rivolte all’Italia per l’attuazione dei diritti sanciti dalla Convenzione anche la creazione di banche dati e sistemi di monitoraggio, in particolare in tema di violenza, disabilità, minorenni fuori famiglia, salute mentale e dispersione scolastica”, commenta la Garante.

I dati

I numeri in sintesi

I numeri del sistema di accoglienza, aggiornati al 31 dicembre 2016 e al 31 dicembre 2017, mostrano un incremento delle presenze in comunità: gli ospiti delle strutture sono passati dai 29.692 del 2016 (pari allo 0,28% dell’intera popolazione infra diciottenne residente in Italia, dati Istat) ai 32.185 del 2017 (0,30% dei minorenni residenti in Italia), con un incremento dell’8,4%. In aumento anche il numero dei minori stranieri non accompagnati, pari a 11.413 nel 2016 e a 13.358 nel 2017.

Alla crescita del numero degli ospiti corrisponde pure un aumento delle strutture attive nel Paese, che dalle 3.686 del 2016 sono passate alle 4.027 del 2017.

Rispetto alla distribuzione, dalla rilevazione condotta dall’Autorità emerge che l’accoglienza in comunità non è uniforme sul territorio nazionale: l’Italia insulare ospita più del 24% dei minori presenti in comunità – senza grosse variazioni tra il 2016 e il 2017 – e la Sicilia detiene il primato della regione con la percentuale più alta (21,4% nel 2016 e 21,8% nel 2017).

Risulta cresciuto anche il numero dei neomaggiorenni presenti nelle strutture, che dai 1.846 del 2016 sono passati ai 2.617 del 2017 (+ 41,8%).

Il genere ed età

Sono in netta prevalenza gli ospiti di sesso maschile (61% nel 2016 e 60% nel 2017). La maggior parte degli ospiti (quasi due su tre) ha un’età compresa tra i 14 e i 17 anni (61,8% nel 2016 e 62,3% nel 2017). Per quanto riguarda le altre classi d’età, più bassa è l’età e minore è il numero di ospiti presenti in comunità, fino ad arrivare ai piccolissimi (0-2 anni) che rappresentano meno del 7% (6,6% nel 2016 e 6,8% nel 2017). Va precisato che il dato relativo all’età non è stato fornito da tutte le procure.

La cittadinanza e la distribuzione dei minori stranieri non accompagnati

Il 61% degli ospiti delle comunità presenti nel territorio italiano è di origine straniera. Tra gli ospiti stranieri, la maggior parte (circa tre su quattro) è costituita dai minori stranieri non accompagnati (46% nel 2016 e 44% nel 2017), che si concentrano in particolare in: Sicilia (37,15% nel 2016 e 37,32% nel 2017), Calabria (2,87 nel 2016 e 15,24 nel 2017), Campania (12,82% nel 2016 e 8,30% nel 2017), Emilia Romagna (8,09 nel 2016 e 7,50 nel 2017) e Lazio (7,85 nel 2016 e 5,18 nel 2017).

L’origine dell’inserimento

L’origine dell’inserimento in comunità – giurisdizionale o consensuale – è un dato che in molti casi non è stato possibile acquisire, in particolare per il 2016 (non è stata comunicata la natura del 74,3% nel 2016 e del 52,5% nel 2017). Nella maggior parte dei casi rilevati l’inserimento in comunità è avvenuto a seguito di provvedimento giudiziario (20,1% nel 2016 e 39,9% nel 2017).

I tempi di permanenza in struttura

Dai dati comunicati (che riguardano poco meno del 60% dei minorenni) emerge che oltre il 10% è ospite della comunità da più di 24 mesi (12,2% nel 2016 e 11% nel 2017). Il prolungato periodo di permanenza è sintomatico dell’esistenza di un gran numero di famiglie in condizioni di gravi e persistenti difficoltà e, allo stesso tempo, dell’insuccesso degli interventi posti in essere. Va precisato che per più del 40% dei minorenni il dato non è stato comunicato.

I giovani adulti (18-21 anni)

Alla data del 31 dicembre 2017 i neomaggiorenni presenti nelle strutture residenziali risultano in aumento, sia in termini assoluti (2.617, rispetto ai 1.846 del 2016) che in termini percentuali (8,1% sul totale degli ospiti nel 2017 contro il 6,2% del 2016).

La permanenza in comunità dei ragazzi che hanno compiuto i 18 anni è conseguenza del fatto che non di rado la condizione che ha determinato il collocamento si protrae anche dopo il raggiungimento della maggiore età: in questi casi, per accompagnare i ragazzi verso l’autonomia, l’accoglienza può proseguire fino ai 21 anni attraverso l’utilizzo del ‘prosieguo amministrativo’. L’aumento del numero di ragazzi che, raggiunta la maggiore età non sono in grado di affrontare autonomamente l’ingresso nel mondo degli adulti, può essere imputabile a una carenza di risorse economiche che ostacola la possibilità di reperire un alloggio e di proseguire gli studi o i percorsi di formazione professionale.

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