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Diritto all’istruzione. Parlamento Ue: colmare il divario digitale

Il Comitato del Parlamento europeo per la cultura e l’istruzione ha lanciato l’allarme sul diritto dei minorenni all’istruzione durante i periodi di lockdown in Europa. Il 32% degli studenti in alcuni stati membri, secondo i parlamentari di Strasburgo, non ha avuto alcun accesso all’istruzione per diversi mesi.

Il timore è che questo comporterà anche una diminuzione dei livelli di reddito per un’intera generazione e avrà un impatto negativo sulla produttività e la competitività per l’intera Unione. Diventa pertanto una priorità immediata colmare il divario digitale con investimenti della Commissione in infrastrutture e strumenti, in particolare nelle aree periferiche e rurali.

"La principale lezione dalla crisi" causata dal coronavirus, secondo il Comitato, è che l'inclusione e le pari opportunità devono essere al centro delle future politiche di istruzione e formazione della Ue.

Le indicazioni sono contenute in una risoluzione del 23 settembre del Comitato adottata con 26 voti favorevoli, nessun contrario e 4 astenuti. Il voto sulla risoluzione è stato calendarizzato per la seconda sessione plenaria di ottobre. La Commissione europea ha promesso di proporre un nuovo “pacchetto istruzione” per la fine del mese (aggiornamento del Digital education action plan 2018-2020).

Filomena Albano: “Dal 12 ottobre lascio l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza”

“Lunedì 12 ottobre lascerò l’incarico di titolare dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza per rientrare nel ruolo organico della magistratura. Il mio incarico, della durata di quattro anni e non rinnovabile, è scaduto il 28 aprile e da quella data ho continuato a esercitare le funzioni in regime di prorogatio per garantire la continuità dell’azione dell’Autorità. Il 22 luglio scorso, poi, il Csm ha deliberato il mio rientro. L’auspicio ora è che i presidenti di Camera e Senato nominino quanto prima il nuovo Garante in modo che non si venga a creare alcun vuoto istituzionale”. Così Filomena Albano, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza.

“Quelli alla guida dell’Autorità sono stati oltre quattro anni di lavoro densi e impegnativi, nei quali l’Agia ha percorso un cammino importante verso la sua graduale e progressiva definizione all’interno del sistema istituzionale. La conclusione dell’incarico arriva in un momento particolare per il nostro Paese: l’emergenza sanitaria sottolinea in maniera ineludibile il ruolo assegnato dalla legge all’Autorità. C’è bisogno di assicurare piena attuazione ai diritti di bambini e ragazzi. Occorre che le loro esigenze siano poste al centro delle scelte presenti e future. Penso in particolare agli studenti che affrontano ogni giorno le conseguenze della pandemia, ai minorenni con disabilità, a quelli che vivono in condizione di povertà, a quelli che vivono in famiglie fragili, ai minorenni migranti e ai minorenni che incrociano la giustizia, sia come autori di reato che come vittime”.

Il ruolo dell’Autorità – conclude Albano – è dunque fondamentale per il Paese per dare voce ai bambini e ai ragazzi da una posizione di terzietà. La sua piena funzionalità, così come l’indipendenza e l’autonomia, risponde inoltre a impegni internazionali dell’Italia. A ricordarlo è stato anche Comitato Onu sui diritti dell’infanzia nelle osservazioni al quinto e sesto Rapporto presentato dal Governo di febbraio 2019”.

Il decreto ministeriale che dispone il rientro in magistratura della Garante è stato pubblicato sul bollettino del Ministero della giustizia lo scorso 15 settembre. Lunedì prossimo scadrà il termine finale perché Filomena Albano riprenda servizio come magistrato.

Generazioni connesse: nuovo webinar formativo il 15 ottobre

Si terrà il prossimo 15 ottobre, dalle 15 alle 17, il sesto webinar formativo organizzato dal progetto Generazioni connesse – SIC Italia, nell’ambito delle attività di sensibilizzazione a un uso consapevole di Internet e a una navigazione sicura.

Tema dell’incontro formativo “Approcci multidisciplinari per l’identificazione e la presa in carico dei minori abusati attraverso le tecnologie digitali”. In particolare, il webinar intende analizzare forme e caratteristiche dell’abuso online e il fenomeno della pedopornografia e le strategie per contrastarli, oltre che presentare le strategie di presa incarico e ascolto delle vittime. Il webinar è destinato a docenti e dirigenti scolastici e ai professionisti dell’infanzia ed è aperto anche a genitori, operatori del terzo settore e membri di organizzazioni che lavorano con i minorenni.

Per saperne di più e iscriversi al seminario: https://www.generazioniconnesse.it/site/it/2019/11/06/approcci-multidisciplinari-per-lidentificazione-e-la-presa-in-carico-dei-minori-abusati-attraverso-l/

Monitoraggio sul sistema della tutela volontaria: 2965 gli aspiranti tutori al 30 giugno 2019

Sono 2965 gli aspiranti tutori volontari che risultano iscritti negli elenchi istituiti presso i tribunali per i minorenni al 30 giugno 2019. Tre tutori volontari su quattro sono donne (queste ultime toccano il 91% al tribunale di Taranto). Il 63,1% dei tutori volontari ha età maggiore di 45 anni, con un picco del 40% nella fascia 46-60 anni. La maggior parte degli aspiranti tutori volontari (78,2%) è occupata, i pensionati rappresentano il 10,8% del totale. Per lo più svolgono o hanno svolto una professione intellettuale o scientifica (53,2%), tecnica (16,9%), esecutiva nel lavoro d’ufficio (11,9%) o qualificata nei servizi o nel commercio (10,4%). È laureato il 79,5%, mentre il 19,5% è in possesso di un diploma di scuola secondaria superiore.

È quanto risulta dagli estratti, pubblicati oggi, che anticipano i contenuti del secondo “Rapporto di monitoraggio sul sistema della tutela volontaria” dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza riferito al 30 giugno 2019 e realizzato con il Fondo asilo integrazione migrazione per rilevare lo stato di attuazione della legge 47 del 2017. I report sono scaricabili dal sito https://tutelavolontaria.garanteinfanzia.org/ ai seguenti link: attività garanti e attività tribunali.

Dal 6 maggio 2017, data di entrata in vigore della legge 7 aprile 2017, n. 47 che ha introdotto la figura del tutore volontario, e fino al 30 giugno 2019 – sempre grazie alle rilevazioni confluite nei report pubblicati oggi – risultano svolti complessivamente 70 corsi, di cui 15 promossi dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza. I tutori volontari selezionati grazie a essi sono stati 2967, pari all’89,5% di coloro che si erano iscritti ai corsi. Tra le persone risultate idonee a essere inserite negli elenchi dei tribunali per i minorenni il 9,3% non ha dato poi il consenso all’inserimento. A ogni corso è stato ammesso al massimo un numero di aspiranti compreso tra i 22 e i 104 partecipanti. Nel primo semestre 2019 il numero di ore previste per i corsi di formazione è stato in media poco meno di 23 ore e mezza (la frequenza obbligatoria minima è stata prevista, nelle varie regioni, in una forbice compresa tra il 60 e l’80% del monte ore).

La rilevazione è stata realizzata con il supporto di unità operative locali che hanno contribuito alla raccolta delle informazioni allorché richiesto dai garanti e dai tribunali. I garanti regionali e delle Province di Trento e Bolzano hanno risposto sui dati relativi ai corsi di formazione, mentre i tribunali hanno fornito dati sulle tutele volontarie. L’indagine è stata condotta con la metodologia Cawi (Computer Assisted Web Interviewing) attraverso pagine web a inserimento guidato. 

Minorenni e Covid: i rischi secondo il Comitato di Lanzarote. La traduzione in italiano

Garantire che i minorenni siano informati del loro diritto a essere protetti dalla violenza sessuale e dell’esistenza di servizi e misure di sostengo e tutela; promuovere iniziative di sensibilizzazione; sostenere genitori e tutori nel compito di aiutare bambini e ragazzi ad affrontare le loro emozioni nella situazione di crisi generata dalla pandemia. È quanto ha chiesto il Comitato di Lanzarote nella “Dichiarazione sulla protezione dei minorenni dallo sfruttamento e dagli abusi sessuali nel periodo di Covid-19” adottata lo scorso 15 maggio.

Il Comitato è incaricato di monitorare l’attuazione della “Convenzione del Consiglio d'Europa per la protezione dei bambini contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali firmata a Lanzarote il 25 ottobre del 2007”, entrata in vigore il 1° luglio del 2010 e ratificata dall’Italia con la legge 172 del 2012.

La traduzione in italiano della dichiarazione del Comitato è da oggi disponibile sul sito dell’Autorità garante.

Nel documento il Comitato ricorda che le misure adottate dagli stati per contenere la pandemia da coronavirus hanno esposto “i bambini a un rischio maggiore di abuso, abbandono, sfruttamento e violenza”: per troppe ragazze e ragazzi il confinamento può comportare una maggiore vulnerabilità alla violenza, all’abuso e allo sfruttamento sessuale. “A seguito delle misure di confinamento – si legge – i bambini sono sempre più online e dipendono dai social media per rimanere in contatto con gli amici, esprimere sentimenti, studiare, distrarsi”: un gran numero di bambini è quindi suscettibile “di venire adescato online e diventare vittima di estorsioni sessuali, cyberbullismo o altri sfruttamenti sessuali facilitati dalle tecnologie”.

Per il Comitato è quindi “della massima importanza che le helplines e le hotlines siano conosciute sia dai minorenni sia dal pubblico in generale e che siano rese disponibili 24 ore su 24, anche attraverso piattaforme online”. Ed è fondamentale sensibilizzare rispetto ai maggiori rischi legati all’uso di internet e dei social.

Il Comitato, inoltre, chiede attenzione per iniziative “che informino bambini e ragazzi, in modo adeguato all’età, dell'assistenza e dei servizi di supporto, sia fisici che psicologici, ai quali hanno ancora diritto di accedere” e si invitano gli stati a prevedere forme di supporto per genitori e tutori nella gestione delle emozioni e dei comportamenti di bambini e ragazzi durante questa situazione di crisi.

L’Autorità garante a Conte: “Ora una strategia unitaria per porre al centro bambini e ragazzi”

Nel programmare le politiche per la ripartenza dell’Italia occorre mettere al centro i bambini e i ragazzi. E per farlo occorre un piano straordinario per il breve e il lungo periodo sostenuto da adeguate risorse. Un piano che superi la frammentarietà degli interventi in questo campo, anche attraverso la definizione di livelli essenziali delle prestazioni prevista dalla Costituzione. Si deve trattare, però, di una programmazione che tenga conto dei bisogni e delle esigenze espressi dagli stessi giovani, introducendo forme strutturate e permanenti di partecipazione delle persone di minore età: “Bambini e ragazzi devono essere coinvolti nelle decisioni che li riguardano”.

È quanto ha chiesto l’Autorità garante per l’infanzia e all’adolescenza, Filomena Albano, al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in una nota inviata a Palazzo Chigi a proposito del documento di iniziative per il rilancio “Italia 2020-2022” e dei lavori agli stati generali di Villa Pamphilj. “Gli interventi per il superamento delle conseguenze dell’emergenza sanitaria non possono prescindere dall’attuazione dei diritti delle persone di minore età” ha sottolineato Albano.

La Garante ha ricordato che già un anno fa il Comitato Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza aveva raccomandato all’Italia di definire linee di bilancio ad hoc per tutti i minorenni, in particolare per quelli svantaggiati e vulnerabili. “Il Comitato aveva chiesto al Governo di assicurarsi che tali linee di bilancio fossero garantite anche in situazioni di crisi economica, disastri naturali o altre emergenze. Adesso, più di prima, è necessario dar seguito a tali raccomandazioni” dice Filomena Albano. “L’emergenza ha cambiato la vita di tutti: degli adulti, dei bambini e dei ragazzi, soprattutto di quelli più in difficoltà. Le misure adottate hanno acuito le diseguaglianze, incrementato le povertà e fatto emergere nuove criticità”.

Tra le proposte dell’Autorità garante: mettere al centro i diritti di bambini e ragazzi, garantire la loro partecipazione alle decisioni che li riguardano, pianificare interventi per la ripresa dei servizi a loro dedicati rafforzando prevenzione, protezione, integrazione e inclusione sulla base di criteri e modalità definiti a livello centrale. E ancora: sviluppare, nell’istruzione, l’approccio alunno-insegnante per dar vita a una scuola che educhi ad affrontare le questioni pratiche della vita, ripensare a un modello di intervento sui territori inclusivo che raccordi sistema pubblico e privato, valorizzi le reti di volontariato e punti sulla comunità educante. L’Autorità – tra l’altro – ha reclamato indicazioni tempestive per la riapertura dell’anno scolastico. “I ragazzi, come pure previsto dalla Convenzione di New York, hanno diritto di essere informati. E nel caso specifico è fondamentale si possano adattare per tempo al nuovo che li attende” dice Filomena Albano.

Il manifesto per i diritti dei bambini in ospedale di Autorità garante, Ministero istruzione e Aopi

L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, il Ministero dell’istruzione e l’Associazione ospedali pediatrici italiani (Aopi) hanno pubblicato “I diritti dei bambini in ospedale”, manifesto dei principi guida e dei valori di riferimento.

Si tratta di un documento in virtù del quale i firmatari si impegnano a porre in essere, in un quadro di collaborazione e sinergia e integrando competenze e mission istituzionali, ogni iniziativa  mirata ad assicurare a bambini e ragazzi pari opportunità nell’esercizio del diritto alla salute e nell’accesso all’istruzione e ad altre azioni educative, anche durante il periodo di degenza. Il manifesto vuol essere un punto di partenza per curare la governance delle iniziative, anche in sinergia con altri attori istituzionali e non.

I documenti che hanno ispirato i valori e i principi contenuti nel manifesto sono la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, la Carta dei diritti del bambino in ospedale e le Linee di indirizzo nazionali sulla scuola in ospedale e l’istruzione domiciliare. Richiamati anche i protocolli di intesa stipulati tra le parti per assicurare la piena tutela dei diritti dei bambini in ospedale.

Scuola, sì a riaperture diversificate. Emergenza occasione per cambiare 

“Oggi l’Italia ha davanti a sé una grande sfida: trasformare l’emergenza in un’opportunità di miglioramento per la scuola. Per far ciò occorre un piano di interventi di medio e lungo periodo che renda pienamente effettivo il diritto all’istruzione in ogni parte del Paese”. Così l'Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Filomena Albano, sintetizza il parere inviato al Comitato di esperti istituito dal Ministero dell’istruzione per formulare osservazioni e proposte in occasione dell’emergenza coronavirus. “È importante dare ai ragazzi certezze: tanto sull’inizio dell’anno scolastico, quanto sulle modalità di effettuazione degli esami di stato nella scuola secondaria di primo e secondo grado”.  

L'avvio dell'anno scolastico

Per l’avvio dell’anno scolastico l’Autorità garante propone la definizione di un percorso a tappe che, da un lato, adotti soluzioni innovative e, dall’altro, assicuri il diritto all’apprendimento in presenza così da garantire la continuità di relazione tra gruppo classe e docenti. “È auspicabile - si legge nel parere inviato al Ministero - che la ripresa delle attività didattiche avvenga sulla base di criteri e modalità definiti a livello centrale, secondo modelli organizzativi diversificati, anche in base al grado della scuola, e adattabili alle diverse esigenze presenti nel Paese. Una cornice unitaria nazionale, che ciascuna realtà possa poi applicare in autonomia al proprio territorio”. 

L’Autorità garante formula anche dei suggerimenti su: linee guida per le aperture, protocolli nazionali di sicurezza sanitaria e misure di igiene e corsi di formazione per il personale. Si potrebbe considerare, secondo l’Agia, di partire sin da maggio con esperienze pilota nei territori dove sono stati registrati pochi contagi rispetto alla popolazione, per poi avviare, non oltre settembre, la ripresa delle attività didattiche qualora il quadro epidemiologico lo consenta. “La didattica a distanza - dice Filomena Albano - non può sostituire quella in presenza e potrebbe creare disparità nell’accesso all’istruzione. In ogni caso vanno valorizzate le buone esperienze di questo periodo e bisogna fare in modo che, con opportuni investimenti, tutti gli studenti abbiano pari possibilità di accedervi”. 

A inizio settembre o anche prima della riapertura andrebbero, poi, offerti corsi di recupero,  per chi fosse rimasto indietro durante il periodo di chiusura delle scuole. Inoltre il tempo a disposizione e la prolungata assenza degli studenti dalle aule potrebbe essere occasione per effettuare lavori di messa in sicurezza e di adeguamento degli istituti alle esigenze di bambini e ragazzi con disabilità

La Consulta delle ragazze e dei ragazzi

Sui temi del riavvio dell’anno scolastico e della didattica a distanza la Garante ha ascoltato la Consulta delle ragazze e dei ragazzi, gruppo di giovani tra i 15 e i 17 anni che viene periodicamente interpellato dall’Autorità. Il loro parere è stato inviato in allegato al Comitato di esperti del Ministero dell’istruzione, dando così seguito a una delle indicazioni del Comitato Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza che ha sollecitato all’Italia la partecipazione dei minorenni nelle decisioni che li riguardano. 

I ragazzi – che hanno manifestato il bisogno di certezze – si sono espressi pure sull’esame di maturità, che vorrebbero si tenesse in presenza, attraverso un colloquio, in modo che siano accertate le competenze, perché la prova a distanza potrebbe non essere in grado di offrire le stesse opportunità a tutti. Hanno chiesto poi indicazioni certe sulle modalità di svolgimento anche attraverso la diffusione di un “vademecum dello studente”: una sorta di manuale che contenga informazioni sull’attribuzione del voto e sulle modalità di svolgimento dell’esame. 

Orfani per crimini domestici, le raccomandazioni dell’Autorità garante

L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza ha formulato una serie di raccomandazioni a istituzioni  e ordini professionali a tutela dei diritti degli orfani per crimini domestici. Tra di esse, quella di portare a conclusione celermente l’iter del regolamento per l’utilizzo dei fondi a favore delle vittime, rivolta al Mef. Al Ministro per le pari opportunità e la famiglia, invece, viene raccomandato di promuovere, d’intesa con la Conferenza unificata, linee guida per procedure d’intervento omogenee su tutto il territorio nazionale.

Al Csm viene poi chiesto di promuovere il coordinamento tra uffici giudiziari dopo il verificarsi di un delitto, per una tempestiva tutela e presa in carico dei minorenni e successivamente perché siano comunicati agli orfani e agli affidatari i permessi premio concessi al genitore autore del reato e qualsiasi ipotesi di scarcerazione. Alle forze dell’ordine, secondo l’Agia, andrebbe poi offerta una formazione iniziale e continua sulle buone prassi da adottare in occasione dei primi interventi in presenza di vittime minorenni. Formazione ad hoc raccomandata anche a magistrati, avvocati, psicologi e assistenti sociali.

Alle regioni e ai comuni sono stati sollecitati, tra l’altro, presidi e servizi pubblici di informazione e orientamento, assistenza e consulenza a tutori e curatori speciali, reti di sostegno degli affidatari, supporto psicologico e garanzia del diritto allo studio per gli orfani (per il quale l’Autorità garante ha rivolto una specifica raccomandazione al Ministero dell’istruzione) e assistenza medico psicologica gratuita. L’Autorità garante ha chiesto, infine, al Ministero dell’interno che nel database degli omicidi in ambito domestico siano inserite informazioni circa la presenza di figli di minore età. Quella della banca dati è un’esigenza già rappresentata dall’Agia anche al Parlamento, al quale viene chiesto anche  di intervenire affinché la procedura di cambio di cognome per gli orfani divenga di competenza del tribunale per i minorenni. L’urgenza di acquisire numeri certi sull’ampiezza del fenomeno era già stata segnalata dall’Autorità garante in occasione della nota alle istituzioni in tema di riforma del sistema di tutela minorile, sulla scorta delle raccomandazioni del Comitato Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del febbraio 2019.

Un documento di studio e proposta

Le raccomandazioni, indirizzate anche ai consigli nazionali degli avvocati, degli assistenti sociali e degli psicologi (vedi in allegato l’elenco completo), sono contenute nel documento di studio e proposta “La tutela degli orfani per crimini domestici”. Il volume è stato pubblicato oggi in pdf nella sezione Pubblicazioni ed è stato realizzato da un gruppo di lavoro della Consulta nazionale delle associazioni e delle organizzazioni, presieduta dall’Autorità garante, con il supporto tecnico dell’Istituto degli innocenti.

“Quello degli orfani per crimini domestici è un fenomeno complesso, del quale non si conosce la reale dimensione. L’intervento dello Stato in questo ambito è indispensabile e urgente, per evitare che questi ragazzi siano orfani tre volte: per la perdita di entrambi i genitori – uno vittima e l’altro incarcerato o suicida – e per l’indifferenza dello Stato” osserva la Garante Filomena Albano. “Lo studio mira a individuare le reali necessità e i bisogni degli orfani, le buone pratiche e i punti di criticità del sistema.  Quello che ne emerge è una carenza di dati ufficiali, di interventi multidisciplinari strutturali a sostegno di orfani e famiglie che li accolgono, di prassi unitarie nonché di un’adeguata formazione degli operatori sociosanitari”

Il documento è frutto di un anno di lavoro, nel corso del quale sono stati analizzati i provvedimenti giudiziari adottati dai tribunali che si sono occupati di casi di crimini domestici che hanno visto coinvolti figli minorenni e sono state raccolte le esperienze di chi lavora nei servizi sociali. Nell’ambito dello studio, inoltre, sono stati ascoltati i ragazzi che hanno vissuto il dramma di perdere un genitore a causa dell’omicidio commesso all’altro ed è stata esaminata la normativa nazionale e regionale in materia.

Decreto scuola: didattica online non sostituisca insegnamento in classe

“La didattica a distanza non può sostituire totalmente l’insegnamento in presenza: acuisce le differenze sociali e non risponde alla fondamentale esigenza di socializzazione di bambini e ragazzi. In ogni caso nella didattica a distanza vanno garantite pari opportunità di accesso in tutta Italia, fornendo dispositivi, connessioni e materiali”. Filomena Albano, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, sintetizza così il parere sul disegno di legge di conversione del “decreto scuola” inviato oggi alla commissione Istruzione del Senato, nell’ambito delle audizioni in sede di Ufficio di presidenza.

Rispetto poi ai tempi di riapertura, Filomena Albano evidenzia che le scuole di ogni ordine e grado, comprese quelle dell’infanzia, dovrebbero essere in grado di ripartire  non appena il quadro epidemiologico lo consentirà e comunque non oltre settembre,in maniera uniforme sul territorio nazionale. “L’attuale situazione di incertezza – afferma - è causa di ansia crescente tra bambini e ragazzi. Per questo motivo è auspicabile che le decisioni relative al completamento dell’anno scolastico in corso e all’avvio del nuovo siano assunte senza ulteriori indugi”.

Alla ripresa delle attività scolastiche tre sono i temi che, secondo l’Autorità garante, dovranno essere necessariamente affrontati. In primo luogo, garantire che la ripresa avvenga in condizioni di sicurezza, con un percorso a tappe che assicuri il diritto alla didattica in presenza e alla continuità della relazione con i compagni e i docenti. L’eventuale integrazione e recupero per gli studenti che ne avessero bisogno  o per quelli in povertà educativa, poi, dovrebbe avvenire in tempi differenti rispetto a quelli dedicati alla didattica ordinaria. Va posta particolare attenzione, infine, ai bambini e ragazzi portatori di bisogni speciali, a quelli con disabilità o in condizione di povertà o di marginalità sociale.  

“Bambini e ragazzi – coglie l’occasione di ricordare la Garante – hanno urgente necessità di tornare a socializzare e a vivere nel modo più sereno possibile la loro età, giocando all’aria aperta, facendo attività sportiva e sperimentando la musica e altre attività artistiche. In momenti difficili come questi è importante investire anche sul fare comunità, rivitalizzando le reti del territorio che coinvolgono terzo settore, comitati di cittadini e volontariato, per offrire ai bambini, ai ragazzi e alle loro famiglie attività ludiche, ricreative e motorie, in raccordo e coordinamento tra Governo centrale, regioni e comuni. È fondamentale valorizzare processi e percorsi virtuosi di solidarietà”.

 

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