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Il manifesto per i diritti dei bambini in ospedale di Autorità garante, Ministero istruzione e Aopi

L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, il Ministero dell’istruzione e l’Associazione ospedali pediatrici italiani (Aopi) hanno pubblicato “I diritti dei bambini in ospedale”, manifesto dei principi guida e dei valori di riferimento.

Si tratta di un documento in virtù del quale i firmatari si impegnano a porre in essere, in un quadro di collaborazione e sinergia e integrando competenze e mission istituzionali, ogni iniziativa  mirata ad assicurare a bambini e ragazzi pari opportunità nell’esercizio del diritto alla salute e nell’accesso all’istruzione e ad altre azioni educative, anche durante il periodo di degenza. Il manifesto vuol essere un punto di partenza per curare la governance delle iniziative, anche in sinergia con altri attori istituzionali e non.

I documenti che hanno ispirato i valori e i principi contenuti nel manifesto sono la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, la Carta dei diritti del bambino in ospedale e le Linee di indirizzo nazionali sulla scuola in ospedale e l’istruzione domiciliare. Richiamati anche i protocolli di intesa stipulati tra le parti per assicurare la piena tutela dei diritti dei bambini in ospedale.

Scuola, sì a riaperture diversificate. Emergenza occasione per cambiare 

“Oggi l’Italia ha davanti a sé una grande sfida: trasformare l’emergenza in un’opportunità di miglioramento per la scuola. Per far ciò occorre un piano di interventi di medio e lungo periodo che renda pienamente effettivo il diritto all’istruzione in ogni parte del Paese”. Così l'Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Filomena Albano, sintetizza il parere inviato al Comitato di esperti istituito dal Ministero dell’istruzione per formulare osservazioni e proposte in occasione dell’emergenza coronavirus. “È importante dare ai ragazzi certezze: tanto sull’inizio dell’anno scolastico, quanto sulle modalità di effettuazione degli esami di stato nella scuola secondaria di primo e secondo grado”.  

L'avvio dell'anno scolastico

Per l’avvio dell’anno scolastico l’Autorità garante propone la definizione di un percorso a tappe che, da un lato, adotti soluzioni innovative e, dall’altro, assicuri il diritto all’apprendimento in presenza così da garantire la continuità di relazione tra gruppo classe e docenti. “È auspicabile - si legge nel parere inviato al Ministero - che la ripresa delle attività didattiche avvenga sulla base di criteri e modalità definiti a livello centrale, secondo modelli organizzativi diversificati, anche in base al grado della scuola, e adattabili alle diverse esigenze presenti nel Paese. Una cornice unitaria nazionale, che ciascuna realtà possa poi applicare in autonomia al proprio territorio”. 

L’Autorità garante formula anche dei suggerimenti su: linee guida per le aperture, protocolli nazionali di sicurezza sanitaria e misure di igiene e corsi di formazione per il personale. Si potrebbe considerare, secondo l’Agia, di partire sin da maggio con esperienze pilota nei territori dove sono stati registrati pochi contagi rispetto alla popolazione, per poi avviare, non oltre settembre, la ripresa delle attività didattiche qualora il quadro epidemiologico lo consenta. “La didattica a distanza - dice Filomena Albano - non può sostituire quella in presenza e potrebbe creare disparità nell’accesso all’istruzione. In ogni caso vanno valorizzate le buone esperienze di questo periodo e bisogna fare in modo che, con opportuni investimenti, tutti gli studenti abbiano pari possibilità di accedervi”. 

A inizio settembre o anche prima della riapertura andrebbero, poi, offerti corsi di recupero,  per chi fosse rimasto indietro durante il periodo di chiusura delle scuole. Inoltre il tempo a disposizione e la prolungata assenza degli studenti dalle aule potrebbe essere occasione per effettuare lavori di messa in sicurezza e di adeguamento degli istituti alle esigenze di bambini e ragazzi con disabilità

La Consulta delle ragazze e dei ragazzi

Sui temi del riavvio dell’anno scolastico e della didattica a distanza la Garante ha ascoltato la Consulta delle ragazze e dei ragazzi, gruppo di giovani tra i 15 e i 17 anni che viene periodicamente interpellato dall’Autorità. Il loro parere è stato inviato in allegato al Comitato di esperti del Ministero dell’istruzione, dando così seguito a una delle indicazioni del Comitato Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza che ha sollecitato all’Italia la partecipazione dei minorenni nelle decisioni che li riguardano. 

I ragazzi – che hanno manifestato il bisogno di certezze – si sono espressi pure sull’esame di maturità, che vorrebbero si tenesse in presenza, attraverso un colloquio, in modo che siano accertate le competenze, perché la prova a distanza potrebbe non essere in grado di offrire le stesse opportunità a tutti. Hanno chiesto poi indicazioni certe sulle modalità di svolgimento anche attraverso la diffusione di un “vademecum dello studente”: una sorta di manuale che contenga informazioni sull’attribuzione del voto e sulle modalità di svolgimento dell’esame. 

Orfani per crimini domestici, le raccomandazioni dell’Autorità garante

L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza ha formulato una serie di raccomandazioni a istituzioni  e ordini professionali a tutela dei diritti degli orfani per crimini domestici. Tra di esse, quella di portare a conclusione celermente l’iter del regolamento per l’utilizzo dei fondi a favore delle vittime, rivolta al Mef. Al Ministro per le pari opportunità e la famiglia, invece, viene raccomandato di promuovere, d’intesa con la Conferenza unificata, linee guida per procedure d’intervento omogenee su tutto il territorio nazionale.

Al Csm viene poi chiesto di promuovere il coordinamento tra uffici giudiziari dopo il verificarsi di un delitto, per una tempestiva tutela e presa in carico dei minorenni e successivamente perché siano comunicati agli orfani e agli affidatari i permessi premio concessi al genitore autore del reato e qualsiasi ipotesi di scarcerazione. Alle forze dell’ordine, secondo l’Agia, andrebbe poi offerta una formazione iniziale e continua sulle buone prassi da adottare in occasione dei primi interventi in presenza di vittime minorenni. Formazione ad hoc raccomandata anche a magistrati, avvocati, psicologi e assistenti sociali.

Alle regioni e ai comuni sono stati sollecitati, tra l’altro, presidi e servizi pubblici di informazione e orientamento, assistenza e consulenza a tutori e curatori speciali, reti di sostegno degli affidatari, supporto psicologico e garanzia del diritto allo studio per gli orfani (per il quale l’Autorità garante ha rivolto una specifica raccomandazione al Ministero dell’istruzione) e assistenza medico psicologica gratuita. L’Autorità garante ha chiesto, infine, al Ministero dell’interno che nel database degli omicidi in ambito domestico siano inserite informazioni circa la presenza di figli di minore età. Quella della banca dati è un’esigenza già rappresentata dall’Agia anche al Parlamento, al quale viene chiesto anche  di intervenire affinché la procedura di cambio di cognome per gli orfani divenga di competenza del tribunale per i minorenni. L’urgenza di acquisire numeri certi sull’ampiezza del fenomeno era già stata segnalata dall’Autorità garante in occasione della nota alle istituzioni in tema di riforma del sistema di tutela minorile, sulla scorta delle raccomandazioni del Comitato Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del febbraio 2019.

Un documento di studio e proposta

Le raccomandazioni, indirizzate anche ai consigli nazionali degli avvocati, degli assistenti sociali e degli psicologi (vedi in allegato l’elenco completo), sono contenute nel documento di studio e proposta “La tutela degli orfani per crimini domestici”. Il volume è stato pubblicato oggi in pdf nella sezione Pubblicazioni ed è stato realizzato da un gruppo di lavoro della Consulta nazionale delle associazioni e delle organizzazioni, presieduta dall’Autorità garante, con il supporto tecnico dell’Istituto degli innocenti.

“Quello degli orfani per crimini domestici è un fenomeno complesso, del quale non si conosce la reale dimensione. L’intervento dello Stato in questo ambito è indispensabile e urgente, per evitare che questi ragazzi siano orfani tre volte: per la perdita di entrambi i genitori – uno vittima e l’altro incarcerato o suicida – e per l’indifferenza dello Stato” osserva la Garante Filomena Albano. “Lo studio mira a individuare le reali necessità e i bisogni degli orfani, le buone pratiche e i punti di criticità del sistema.  Quello che ne emerge è una carenza di dati ufficiali, di interventi multidisciplinari strutturali a sostegno di orfani e famiglie che li accolgono, di prassi unitarie nonché di un’adeguata formazione degli operatori sociosanitari”

Il documento è frutto di un anno di lavoro, nel corso del quale sono stati analizzati i provvedimenti giudiziari adottati dai tribunali che si sono occupati di casi di crimini domestici che hanno visto coinvolti figli minorenni e sono state raccolte le esperienze di chi lavora nei servizi sociali. Nell’ambito dello studio, inoltre, sono stati ascoltati i ragazzi che hanno vissuto il dramma di perdere un genitore a causa dell’omicidio commesso all’altro ed è stata esaminata la normativa nazionale e regionale in materia.

Decreto scuola: didattica online non sostituisca insegnamento in classe

“La didattica a distanza non può sostituire totalmente l’insegnamento in presenza: acuisce le differenze sociali e non risponde alla fondamentale esigenza di socializzazione di bambini e ragazzi. In ogni caso nella didattica a distanza vanno garantite pari opportunità di accesso in tutta Italia, fornendo dispositivi, connessioni e materiali”. Filomena Albano, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, sintetizza così il parere sul disegno di legge di conversione del “decreto scuola” inviato oggi alla commissione Istruzione del Senato, nell’ambito delle audizioni in sede di Ufficio di presidenza.

Rispetto poi ai tempi di riapertura, Filomena Albano evidenzia che le scuole di ogni ordine e grado, comprese quelle dell’infanzia, dovrebbero essere in grado di ripartire  non appena il quadro epidemiologico lo consentirà e comunque non oltre settembre,in maniera uniforme sul territorio nazionale. “L’attuale situazione di incertezza – afferma - è causa di ansia crescente tra bambini e ragazzi. Per questo motivo è auspicabile che le decisioni relative al completamento dell’anno scolastico in corso e all’avvio del nuovo siano assunte senza ulteriori indugi”.

Alla ripresa delle attività scolastiche tre sono i temi che, secondo l’Autorità garante, dovranno essere necessariamente affrontati. In primo luogo, garantire che la ripresa avvenga in condizioni di sicurezza, con un percorso a tappe che assicuri il diritto alla didattica in presenza e alla continuità della relazione con i compagni e i docenti. L’eventuale integrazione e recupero per gli studenti che ne avessero bisogno  o per quelli in povertà educativa, poi, dovrebbe avvenire in tempi differenti rispetto a quelli dedicati alla didattica ordinaria. Va posta particolare attenzione, infine, ai bambini e ragazzi portatori di bisogni speciali, a quelli con disabilità o in condizione di povertà o di marginalità sociale.  

“Bambini e ragazzi – coglie l’occasione di ricordare la Garante – hanno urgente necessità di tornare a socializzare e a vivere nel modo più sereno possibile la loro età, giocando all’aria aperta, facendo attività sportiva e sperimentando la musica e altre attività artistiche. In momenti difficili come questi è importante investire anche sul fare comunità, rivitalizzando le reti del territorio che coinvolgono terzo settore, comitati di cittadini e volontariato, per offrire ai bambini, ai ragazzi e alle loro famiglie attività ludiche, ricreative e motorie, in raccordo e coordinamento tra Governo centrale, regioni e comuni. È fondamentale valorizzare processi e percorsi virtuosi di solidarietà”.

 

La Consulta dei ragazzi torna a riunirsi in videoconferenza 

La Consulta delle ragazze e dei ragazzi dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza torna a riunirsi ai tempi del coronavirus. Oggi pomeriggio i componenti si sono ritrovati per la prima volta dall’inizio dell’emergenza provocata dal Covid-19. L’incontro è avvenuto in videoconferenza ed è stato l’occasione per raccontarsi e raccontare questo particolare e impegnativo periodo. 

Nella stessa occasione la Consulta ha testato nuove modalità di interazione e confronto in vista di un periodo nel quale, per le cautele imposte per contenere la diffusione del virus, non potranno ritrovarsi faccia a faccia nel Parlamentino della sede dell’Autorità. Il pomeriggio di lavori e confronto è stato utile anche in vista delle prossime sedute nel corso delle quali saranno affrontate le questioni che più impattano sulla vita degli under 18 nell’immediato e durante la cosiddetta fase 2. 

I ragazzi della Consulta si erano già mobilitati all’inizio dell’epidemia per una campagna di comunicazione pubblicando selfie e consigli sui social dell’Autorità con lo slogan “Questa volta siamo noi a proteggere i più grandi” e con gli hashtag #iorestoacasa #andràtuttobene.  

Indagine sull’ascolto delle persone di minore età in sede giurisdizionale in Italia 

È stato pubblicato dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza “Il diritto all’ascolto delle persone di minore età in sede giurisdizionale”. Si tratta di un’indagine su come il diritto previsto dalla Convenzione Onu viene attuato in Italia dai tribunali per i minorenni, dai tribunali ordinari e dalle relative procure della Repubblica. La pubblicazione, realizzata in collaborazione con l’Istituto degli Innocenti, è scaricabile in formato pdf dal sito dell’Autorità.

Le previsioni normative

Il diritto all’ascolto in ogni procedura giudiziaria e amministrativa che li riguardi è riconosciuto a bambini e ragazzi dall’articolo 12 della Convenzione di New York. L’ascolto dei minorenni è un diritto disciplinato anche nell’ordinamento italiano. Esso deve essere garantito nei procedimenti relativi all’affidamento ai genitori e alla responsabilità genitoriale e, comunque, in tutti quelli che incidono sullo status del minorenne, compresi i procedimenti di tutela.

Prassi non omogenee sul territorio nazionale 

Nonostante il nostro ordinamento abbia avvertito l’esigenza di assicurare al minorenne la possibilità di esprimere le proprie idee e di far sentire la propria voce, la legge non ne disciplina nel dettaglio le modalità. E così si sono consolidate una serie di prassi nell’ascolto dei minorenni all’interno degli uffici giudiziari. “La non omogeneità di tali prassi ha così fatto emergere la necessità di scattare una fotografia sulle modalità operative del diritto all’ascolto sul territorio nazionale” spiega la Garante Filomena Albano.

Indagine tra tribunali e relative procure

È stata svolta un’indagine quantitativa e, in parte, qualitativa attraverso un questionario che ha cercato di far emergere tutti gli aspetti del diritto all’ascolto: dalla preparazione del minore di età fino alla restituzione di quanto emerso. Sono stati coinvolti i 29 tribunali per i minorenni italiani e le relative procure e un campione di 22 tra tribunali ordinari e procure della Repubblica. La ricerca che ne è scaturita restituisce una serie di dati sui procedimenti, sulla valutazione delle capacità di discernimento del minorenne, sulle motivazioni dei provvedimenti, sull’informazione data ai minori di età, sulle nomine di curatori speciali, sull’ascolto diretto e indiretto, sull’omesso ascolto e sulle audizioni protette. Sono stati raccolti protocolli e linee guida stipulati tra tribunali e altri soggetti coinvolti.

Un diritto generalmente garantito 

L’indagine fa emergere che l’ascolto è un diritto generalmente garantito e che per la sua attuazione si tiene in particolare conto la capacità di discernimento del minorenne cercando, inoltre, di fare il possibile per salvaguardare il suo equilibrio psichico. E questo nonostante manchino spesso stanze adibite all’ascolto. In generale, poi, si rileva una mancanza di unitarietà a livello di modalità operative nei vari tribunali, il che crea maggiore incertezza e lascia spazio alla discrezionalità in un settore così delicato.

Coronavirus, Comitato Onu: proteggere e rispettare i diritti di bambini e ragazzi

Nell’adozione di misure di contenimento della pandemia da coronavirus occorre proteggere e rispettare i diritti delle persone di minore età. Lo ha ricordato a tutti gli Stati il Comitato Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza con una dichiarazione adottata lo scorso 8 aprile. 

Nel documento (qui nella traduzione non ufficiale dell’Agia) si esprime preoccupazione per la situazione che stanno vivendo in tutto il mondo bambini e ragazzi, soprattutto quelli che versano in condizioni di vulnerabilità: “molti bambini sono gravemente colpiti fisicamente, emotivamente e psicologicamente, specialmente nei Paesi che hanno dichiarato stati di emergenza e lockdown obbligatori”. 

Il Comitato ha quindi indicato in 11 punti le misure che gli Stati devono adottare in questa fase di emergenza a tutela e nel rispetto dei diritti delle persone di minore età. In particolare, si chiede di considerare l’impatto della pandemia sui diritti dei minorenni e di cercare soluzioni alternative per permettere a bambini e ragazzi di esercitare il loro diritto al riposo, al tempo libero, allo svago e alle attività culturali e artistiche. Si inviato gli Stati a definire i servizi essenziali di protezione delle persone di minore età e a garantire che la didattica a distanza non aggravi disparità esistenti. Si evidenzia la necessità che vengano diffuse informazioni sulla pandemia in formato child-friendly  accessibili per tutti i minorenni – compresi quelli con disabilità, i migranti o i ragazzi che hanno un accesso limitato a internet – e che le opinioni di bambini e ragazzi vengano ascoltate e prese in considerazione nei processi decisionali

“Il Comitato – commenta l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza Filomena Albano – ci ricorda ancora una volta che occorre mettere al centro le persone di minore età. Anche in una situazione emergenziale, infatti, la compressione dei loro diritti per ragioni di salute pubblica, pur necessaria, deve avvenire nel pieno rispetto dei principi sanciti dalla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Quando poi si lavora alla programmazione della ripresa delle attività diventa indispensabile rovesciare la prospettiva: bambini e ragazzi stanno sopportando grandi sacrifici, ascoltiamo la loro voce e facciamo in modo che il loro punto di vista possa influenzare i processi decisionali che li riguardano”. 

Progetto diffusione Convenzione Onu: formazione docenti prosegue a distanza

Il progetto di diffusione della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, promosso dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza in collaborazione con l’Istituto degli innocenti, proseguirà nei prossimi mesi con attività di formazione a distanza per consentire lo svolgimento di attività originariamente previste in presenza (vedi l’incontro di Trento dello scorso 13 febbraio) nel rispetto delle misure di contenimento dell'epidemia Covid-19. Inoltre, nella direzione di offrire a insegnanti e bambini un supporto pratico nel difficile compito di svolgere la didattica a distanza, è stata ampliata la platea dei beneficiari, offrendo la proposta formativa a tutti i docenti delle scuole primarie, ai quali saranno riconosciute ore di formazione.

I docenti interessati hanno tempo fino al 10 maggio per iscriversi, secondo le seguenti modalità 

Attraverso un percorso formativo e informativo gli insegnanti saranno accompagnati nella realizzazione di attività ludico-ricreative a distanza finalizzate a favorire la conoscenza della Convenzione Onu e la diffusione del volume illustrato dell’Agia Geronimo Stilton. Viaggio alla scoperta dei diritti dei bambini. La Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza raccontata ai ragazzi  (Edizioni Piemme) in versione elettronica.

Più nel dettaglio, attraverso brevi video di formazione a distanza saranno proposte attività basate sul metodo scuola-ludens, sulla didattica attiva e partecipata e sui giochi di logica e di allenamento della mente. Il percorso online sarà disponibile dal 30 aprile al 30 giugno. Sono previsti, inoltre, un forum e due appuntamenti con i diritti (chat online con il formatore Carlo Carzan). Il primo è in programma giovedì 14 maggio alle ore 17.

Per approfondimenti leggi la scheda del progetto.

(news aggiornata al 28 aprile 2020)

Coronavirus, inserire un esperto in infanzia e adolescenza nella task force per la fase 2

Inserire un esperto in materia di infanzia e adolescenza nel Comitato incaricato di proporre le misure per fronteggiare l’emergenza Covid-19 e per avviare la ripresa graduale nei diversi settori delle attività sociali, culturali, economiche e produttive. L’esperto dovrà possedere una competenza trasversale sull’infanzia e sull’adolescenza e sulle relative politiche, nonché sul sistema di tutela minorile. È quanto ha proposto con una nota l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza Filomena Albano al Presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte.  

“La complessa situazione che attraversa il Paese richiede l’attivazione di differenti professionalità per fronteggiare l’emergenza e le sue conseguenze nel medio e lungo periodo, individuando soluzioni innovative compatibili con il distanziamento sociale” dice Filomena Albano. “A tal riguardo c’è la necessità di pianificare interventi che garantiscano la continuità dei servizi dedicati alle persone di minore età e che rafforzino i sistemi di prevenzione, protezione, integrazione e inclusione destinati a bambini e adolescenti. Occorre puntare sui diritti dei più piccoli, ponendo al centro le persone di minore età, perché il futuro che seguirà l’emergenza è destinato a coinvolgerle direttamente”. 

“Sarebbe inoltre opportuno – conclude la Garante – prevedere che il Comitato si confronti con l’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, insediatosi lo scorso 8 aprile, al cui interno si intende costituire un gruppo di lavoro ristretto che si focalizzerà sulle conseguenze dell’emergenza per i minorenni più vulnerabili e sui possibili strumenti per farvi fronte”. 

Nasce la Carta etica del tutore volontario di minore straniero non accompagnato

Nasce la Carta etica del tutore volontario. A promuoverla l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (Agia), l’Associazione italiana dei magistrati per i minorenni e la famiglia (Aimmf) e Save the Children. La funzione della Carta sarà quella di fornire ai tutori volontari un orientamento per assumere decisioni nell’interesse del minore in situazioni di incertezza. Allo stesso tempo la conoscenza della Carta da parte dei minori stranieri potrà renderli consapevoli dei compiti dei tutori affinché i ragazzi possano essere messi nella condizione di godere dei propri diritti.

“Il documento – dice la Garante Filomena Albano – è stato redatto a partire dalla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, dalla legislazione europea e nazionale a tutela delle persone di minore età e dai principi deontologici relativi all’esercizio della tutela dei minori stranieri non accompagnati. L’auspicio è che i tribunali per i minorenni al momento della nomina propongano ai tutori volontari di aderire ai principi della Carta”.

Alla Carta sarà infatti allegato l’invito alla sottoscrizione da parte di ciascun tutore nominato, il quale si impegnerà così a rispettarne i 17 principi. Tra essi l’impegno del tutore a promuovere e tutelare i diritti del minorenne, a costruire e mantenere una relazione di fiducia e a rendersi facilmente reperibile e a rispettare la cultura di provenienza dei ragazzi. E ancora: a non compiere azioni che possano nuocere o mettere a rischio i ragazzi o che possano essere considerate in qualche modo sfruttamento. Il tutore deve trattare le questioni finanziarie con la massima cura e amministrare i beni nell’esclusivo interesse del minorenne, deve garantire la riservatezza del ragazzo e proteggerlo da esposizioni mediatiche pregiudizievoli.

“La Carta, nel tentativo di uniformare la funzione su indispensabili  principi etici , raccoglie indicazioni che provengono anche da esperienze virtuose di tutela volontaria – osserva la presidente dell’Aimmf Maria Francesca Pricoco – nel corso delle quali è stato riscontrato l’effettivo beneficio per i minori  stranieri giunti soli nel nostro Paese ricevuto da una relazione motivata e interessata di persone  disponibili e competenti non soltanto  riguardo  alla loro necessaria rappresentanza legale ma  anche, nella consapevolezza della  loro “maggiore vulnerabilità”, capaci di condurli in un percorso complesso di sostegno educativo , di fiducia  e di effettiva integrazione sociale”.

 “Sappiamo dall’esperienza dei nostri progetti e dalle chiamate ricevute dalla nostra Helpline – aggiunge la direttrice dei programmi Italia – Europa di Save the children Raffaela Milano – quanto ogni giorno i tutori si trovino di fronte a questioni complesse. L’insorgere di dubbi è comprensibile, soprattutto se in gioco è la relazione con il minorenne e di quest’ultimo con il mondo esterno. Per questo la Carta Etica intende fornire indicazioni chiare e  adattabili ai casi concreti. Ci auguriamo che i tutori vi trovino un utile supporto per continuare a svolgere con dedizione e  competenza il proprio ruolo come previsto dalla Legge 47/2017, un ruolo di grande importanza sia per i minorenni in tutela sia per la costruzione di una società più coesa e solidale”. 

I principali contenuti della Carta e l’utilità che può ricoprire sono stati oggetto di una consultazione online tra i tutori e sono stati al centro di incontri con minorenni stranieri non accompagnati tra i 14 e i 17 anni e neomaggiorenni, provenienti da 15 paesi diversi, presso i centri diurni Civico Zero di Save The Children.

Scarica la Carta etica del tutore volontario

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