EDITORIALE

Prova di maturità

Non si diventa adulti in un giorno. Ma ci sono giorni che contribuiscono a farci diventare adulti. Uno di questi è l’esame di maturità. È un vero e proprio rito di passaggio dal mondo dell’adolescenza al mondo adulto. Un passaggio da un approccio allo studio caratterizzato da ritmi cadenzati dalle ore di lezione a un’organizzazione più dinamica e flessibile. È così da anni.

Eppure, quella che inizia oggi, sarà una maturità diversa, per certi versi unica. Un esame al quale i ragazzi arrivano al termine di un periodo nel quale le relazioni e i progetti sembravano allontanarsi sempre di più. Sarà un esame impegnativo. Non solo perché differente per l’assenza delle prove tradizionali, quelle scritte, e perché avverrà in un contesto caratterizzato da misure di sicurezza e cautele senza precedenti.

Ma anche perché sarà un’ora di colloquio con i commissari d’esame nella quale quelli che sono stati gli adolescenti di ieri e si accingono a diventare gli adulti di domani possono dimostrare non solo quanto sanno, ma pure quanto siano ricche le loro personalità e quante possibilità di adeguato sviluppo possiamo aver contribuito ad assicurare loro. In questi mesi il loro comportamento è stato esemplare e questo fa nutrire fiducia nei loro confronti.

A questi ragazzi, che da oggi iniziano le prove di maturità, va il mio pensiero che vuol essere un incoraggiamento e insieme un augurio perché i loro sogni e le loro speranze si possano realizzare.

L’esame di maturità, però, non è solo l’esame degli studenti. È anche un esame per le istituzioni e per il mondo degli adulti. Una prova di quanto siano capaci di porre al centro delle scelte e delle azioni il mondo dei bambini e dei ragazzi, il loro punto di vista, il loro futuro.

Purtroppo l’emergenza ha dimostrato che ciò non è avvenuto ancora pienamente, anche se iniziano a manifestarsi i primi segni. Adesso aspettiamo di vedere se arriveranno risposte per dimostrare che la prospettiva culturale della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza è stata recepita nel sistema italiano.

L’Autorità garante durante la fase più acuta della pandemia ha contribuito a un terreno culturale fertile perché i diritti dei bambini e dei ragazzi fossero presi in adeguata considerazione. È arrivato il momento di tenere conto di quanto sia costata l’emergenza in termini di compressione dei diritti e di ripartire con un passo deciso. Pensiamo al diritto al gioco, alle relazioni, allo sport, alle attività ricreative. E all’istruzione.

Lo abbiamo già detto più volte: la didattica a distanza alla riapertura di settembre non potrà sostituire quella in presenza, anche perché può creare disparità nell’accesso all’istruzione. Vanno comunque valorizzate le buone esperienze e, con gli opportuni investimenti, tutti gli studenti dovranno avere pari possibilità di accedervi. Chi è rimasto indietro durante il periodo della chiusura va aiutato subito, con programmi di recupero. E questo perché, come recita un film che ho molto amato, alla fine non ne resti uno di meno.

Filomena Albano