La Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia sancisce il diritto del bambino e dell’adolescente di essere protetto da tutte le forme di violenza e la responsabilità degli Stati che l’hanno ratificata di assicurare questo diritto per ogni bambino e adolescente senza alcuna discriminazione.

Una tematica affrontata anche a livello internazionale, nel Rapporto sulla violenza contro l’infanzia nel mondo, pubblicato dal Rappresentante Speciale per le violenze contro i minorenni del Segretario Generale delle Nazioni Unite nell’ottobre 2013. Il Rapporto evidenzia quanto povertà, disuguaglianze e condizioni di disagio possano costituire fattori di rischio e sottolinea la necessità di politiche solide per la prevenzione ed il contrasto, anche per mettere fine al fenomeno dell’impunità. Molte delle violenze consumate ai danni di bambini e adolescenti rimangono impunite sia perché certe forme di comportamenti abusanti sono considerate da essi stessi pratiche accettabili, sia per la mancanza di meccanismi di denuncia a loro misura (come per esempio nessuno a cui raccontare in maniera confidenziale e sicura i maltrattamenti subiti). Ne consegue che l’effettiva inclusione dei bambini e degli adolescenti nelle misure di protezione richiede che essi stessi siano informati sul loro diritto di essere ascoltati, che crescano liberi da tutte le forme di violenza fisica e psicologica e che sia stabilito un facile accesso a luoghi (fisici o virtuali) e a persone alle quali poter riferire in maniera sicura e confidenziale.

Come i precedenti documenti ONU, tra i quali il Commento Generale n. 8 del Comitato ONU sui diritti dell’infanzia sul diritto dei bambini alla protezione dalle punizioni corporali e da altro trattamento crudele o degradante nei loro confronti ed il Commento Generale n. 13 sul diritto dei bambini alla protezione da ogni forma di violenza, anche il Rapporto evidenzia la necessità di assicurare una raccolta di dati sistematica e una continua ricerca sul fenomeno della violenza e degli abusi sui bambini. Su questo l’Italia è stata anche richiamata anche dal Comitato ONU nelle sue raccomandazioni rivolte all’Italia: ancora oggi non esiste un sistema informativo per la raccolta dati, istituzionale ed omogeneo su tutto il territorio nazionale, su tutte le forme di violenza nei confronti dei minorenni e, di conseguenza, di un adeguato sistema di monitoraggio. Ciò non solo impedisce di conoscere a fondo per prevenire e contrastare con strumenti appropriati il fenomeno, ma ostacola la comprensione di come si posizioni il nostro Paese rispetto al quadro europeo ed internazionale.

La violenza deriva da un’interazione complessa di fattori individuali, connessi anche alla famiglia, alla comunità e alla società (Commento Generale n. 4 sempre del Comitato ONU sui diritti dell’infanzia): in base all’articolo 19 della Convenzione, gli Stati devono adottare tutti i provvedimenti appropriati per formare e controllare il personale responsabile dei bambini e dei ragazzi o chiunque abbia un contatto con loro attraverso il proprio lavoro, inclusa la polizia, informando sui metodi più appropriati per interagire con i minorenni e sulle dinamiche e la natura delle violenze. E, sempre dalle Osservazioni del Comitato ONU, è arrivata più volte la raccomandazione ad impegnarsi per la realizzazione di campagne di sensibilizzazione con il coinvolgimento dei bambini, in modo da prevenire e combattere l’abuso sull’infanzia e di provvedere alla formazione del personale coinvolto in questo tipo di casi.

Nelle Osservazioni Conclusive all’Analisi del Rapporto presentato dall’Italia del 2011, il Comitato sui diritti dell’infanzia reitera le sue precedenti preoccupazioni e osservazioni conclusive (Doc. CRC/15/Add.198, paragrafi 37 e 38) e, richiamando l’attenzione al Commento Generale n. 13, raccomanda all’Italia di dare priorità all’eliminazione di tutte le forme di violenza contro i minorenni.

Direttamente collegato è il diritto per i bambini e gli adolescenti ad essere protetti contro lo sfruttamento economico (art. 32 e ss.) e contro ogni altra forma di sfruttamento (schiavitù, lavoro forzato, prostituzione minorile, pornografia minorile, traffico di minorenni, reclutamento forzato) così come a non essere costretti a svolgere nessuna attività che comporti rischi o sia suscettibile di porre a repentaglio la loro educazione, nuocere alla loro salute o sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale o sociale. Su alcune di queste tematiche l’Italia è intervenuta ratificando importanti Convenzioni nel seno del Consiglio d’Europa, quali la Convenzione per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l'abuso sessuale (Convenzione di Lanzarote) e la Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul).

Molte forme di violenza contro e tra i bambini e gli adolescenti, oggi avvengono tramite la rete. Nella consapevolezza che la rete è uno strumento fondamentale di conoscenza e di socializzazione per bambini e gli adolescenti, occorre però vigilare sugli eccessi e sui pericoli ed accrescere un uso consapevole da parte dei minorenni, ma anche rafforzare le occasioni di dialogo e l’ascolto.

All’ampia diffusione della violenza e del bullismo nelle scuole, anche nella sua forma più moderna del cyberbullismo, corrispondono bassi tassi di denuncia da parte delle vittime e risposte principalmente di misure disciplinari piuttosto che psicosociali ed educative. Il Comitato ONU raccomanda vivamente di affrontare invece in modo efficace questa particolare forma di violenza attraverso misure socio-educative come il counseling, la diffusione dei regolamenti scolastici e degli Statuti degli studenti, la creazione di forum per il dialogo e la possibilità per i minorenni di denunciare tali atti, invece di limitare gli interventi a misure disciplinari e repressive. 

  • Promozione dell’attuazione della normativa in vigore e del suo monitoraggio; ad esempio, in materia di abusi sessuali sui minorenni, l’Autorità garante ha contribuito al monitoraggio della Convenzione di Lanzarote insieme ai Garanti per l’infanzia regionali;

  • Livelli Essenziali di Prestazioni;

  • monitoraggio delle attività parlamentari e governative e formulazione di proposte e pareri. In particolare, il documento di proposte sui livelli essenziali delle prestazioni, prevede una parte espressamente dedicata alla violenza, inoltre è stata istituita una Commissione consultiva presso l’Autorità garante per formulare proposte su come rafforzare il sistema di prevenzione e cura dei maltrattamenti sui bambini e gli adolescenti;

  • per ovviare alla mancanza di una raccolta dati sistematica sul fenomeno, dal punto di vista delle vittime, l’Autorità garante sta collaborando con l’ISTAT e sostenendo azioni da parte delle Associazioni e Organizzazioni per realizzare progetti pilota in questo ambito, come nel caso dell’indagine sul maltrattamento realizzata da Terre des Hommes e CISMAI.

  • Collaborazioni con Istituzioni quali il Ministero dell’Interno, la Polizia Postale, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, il Ministero dello Sviluppo economico e gli altri soggetti istituzionali competenti in materia. Per uniformare le prassi sul territorio nazionale, nell’ambito del Protocollo di intesa con il Ministero dell’Interno - Dipartimento Pubblica sicurezza, l’Autorità sta predisponendo un vademecum indirizzato agli operatori delle forze di polizia che fornisca indicazioni su come relazionarsi con i minorenni vittime, autori o testimoni di reato.

  • Monitoraggio delle attività parlamentari e governative e formulazione di proposte e pareri. In particolare, il documento di proposte sui livelli essenziali delle prestazioni, prevede una parte espressamente dedicata alla violenza, inoltre è stata istituita una Commissione consultiva presso l’Autorità garante per formulare proposte su come rafforzare il sistema di prevenzione e cura dei maltrattamenti sui bambini e gli adolescenti;

  • per ovviare alla mancanza di una raccolta dati sistematica sul fenomeno, dal punto di vista delle vittime, l’Autorità garante sta collaborando con l’ISTAT e sostenendo azioni da parte delle Associazioni e Organizzazioni per realizzare progetti pilota in questo ambito, come nel caso dell’indagine sul maltrattamento realizzata da Terre des Hommes e CISMAI.

Articoli correlati