Ambiente famigliare

<h2>La famiglia è “<em>unità fondamentale della società e ambiente naturale per la crescita e il benessere di tutti i suoi membri e in particolare dei fanciulli”. </em></h2>

<p>E’ quanto afferma la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia già nel suo Preambolo. Per assolvere a questa funzione così importante che assicuri al minorenne di crescere<em> “in un clima di felicità, di amore e di comprensione”</em> e gli consenta lo “<em>sviluppo armonioso e completo della sua personalità”, </em>la famiglia<em> “deve ricevere la protezione e l’assistenza di cui necessita per poter svolgere integralmente il suo ruolo nella collettività”.</em></p>

<p>Poste queste premesse, richiamando gli Stati al loro dovere di supportarle e garantirle, in tutta la Convenzione ONU il diritto dei bambini e degli adolescenti a vivere in un ambiente famigliare si articola e sviluppa in numerose previsioni che lo definiscono, in particolare: diritto a conoscere i propri genitori e a vivere e crescere con loro (artt. 5, 7 e 9); diritto a non essere separati dai genitori se non per un grave motivo di protezione e tutela nei loro confronti; e se proprio le circostanze li costringono a vivere lontani, i figli hanno diritto a mantenere rapporti regolari e frequenti con ciascuno di loro (artt. 10 e 11); diritto ad essere educati ed aiutati a crescere dai propri genitori che, se non riescono o sono nell’impossibilità di farlo, devono essere sostenuti dalle istituzioni (artt. 18 e 27); diritto a trovare comunque e sempre protezione in un ambiente famigliare anche qualora, nel proprio<em> superiore interesse, </em>quello di origine non sia più idoneo, temporaneamente o definitivamente. Gli Stati, in conformità con la loro legislazione nazionale, potranno allora prevedere forme di affidamento di tipo famigliare o di adozione (artt. 20 e 21); diritto ad essere coinvolti e partecipare attivamente alle decisioni sul loro collocamento fuori della propria famiglia di origine (art. 12).</p>

<p>Nelle<a href="http://www.garanteinfanzia.org/sites/default/files/documenti/Osservazion... Osservazioni conclusive rivolte all’Italia nel 2011</a> il Comitato ONU sollecita a garantire che il sistema informativo nazionale sull'assistenza e la tutela dei minorenni e delle loro famiglie raggiunga la piena operatività e disponga delle necessarie risorse umane, tecniche e finanziarie per essere efficace nella raccolta delle informazioni pertinenti in tutto il Paese. In particolare chiede che l’approccio sia coerente in tutte le regioni, per misurare e affrontare efficacemente le disparità regionali. Il Comitato raccomanda quindi che sia assicurato un sostegno alle famiglie numerose e a basso reddito basato adottando un approccio olistico, che includa il sostegno al reddito e una specifica attenzione al ruolo e alla formazione dei genitori.</p>

<p>Per quanto attiene allo specifico tema dei <strong>minorenni fuori della propria famiglia di origine</strong>, il Comitato ONU raccomanda: di adottare criteri minimi condivisi a livello nazionale e standard dei servizi e dell’assistenza per tutte le istituzioni alternative che si occupano di minorenni privati di un ambiente famigliare; di garantire un monitoraggio indipendente da parte delle istituzioni competenti sulla collocazione di tutti i minorenni privati di un ambiente famigliare e definire un meccanismo di trasparenza a carico delle persone che ricevono fondi pubblici per ospitare questi minorenni; di avviare un’indagine completa su tutti i minorenni privi di un ambiente famigliare e creare un registro nazionale di tutti questi minorenni; di modificare il Testo Unico sull’immigrazione al fine di specificare espressamente il diritto al ricongiungimento famigliare e la sua applicazione a tutti gli stranieri che ne hanno diritto, incluse le famiglie che si sono formate in Italia; di garantire un’appropriata selezione, formazione e supervisione delle famiglie affidatarie e di assicurare loro un sostegno finanziario e uno status adeguati e di tenere in considerazione le Linee guida ONU sull’accoglienza dei bambini fuori dalla famiglia d’origine.</p>

<p>Anche sul tema dell’<strong>adozione </strong>il Comitato ONU formula delle raccomandazioni all’Italia. Chiede di introdurre il principio dell'interesse superiore del bambino come considerazione essenziale nella legislazione e nelle procedure che disciplinano l'adozione; di concludere accordi bilaterali con tutti i paesi di origine dei minorenni adottati che non hanno ancora ratificato la Convenzione de L'Aja del 1993; di garantire un monitoraggio efficace e sistematico di tutti gli enti autorizzati privati, valutarne una riduzione di numero e assicurare che non traggano profitto dall’attività, né loro né alcuna altra parte coinvolta nelle procedure di adozione; di effettuare controlli sistematici sul benessere dei bambini adottati e su cause e conseguenze dell'eventuale interruzione dell'adozione.</p>

<p>Il “<em>diritto della persona di minore età ad essere accolta ed educata prioritariamente nella propria famiglia e, se necessario, in un altro ambito famigliare di appoggio o sostitutivo</em>”, è il primo diritto fondamentale che viene esplicitamente enunciato, nella legge istitutiva, fra quelli che l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza è chiamata a promuovere e tutelare. A questo scopo “<em>segnala al Governo, alle regioni o agli enti locali e territoriali interessati, negli ambiti di rispettiva competenza, tutte le iniziative opportune</em>”; si consulta con le “<em>associazioni famigliari, con particolare riferimento alle associazioni operanti nel settore dell’affido e dell’adozione</em>”; “<em>favorisce lo sviluppo della cultura della mediazione</em>” e la formazione degli operatori che sono impegnati a proporla e realizzarla nelle situazioni di conflitto famigliare, soprattutto quando sono coinvolti bambini e adolescenti.</p>

<p>L’Autorità garante, avendo la Convenzione quale principale fonte, ha utilizzato le raccomandazioni del Comitato ONU per orientare i propri interventi in materia, valorizzando il confronto con le istituzioni competenti e ascoltando le proposte delle Associazioni e delle Organizzazioni di settore (Ordine degli assistenti sociali, Gruppo CRC, <a href="http://www.infanziaediritti.it/">Coordinamento PIDIDA</a>, Tavolo nazionale affido), delle Associazioni famigliari, dei Coordinamenti delle comunità, di singoli operatori ed esperti. Un contributo importante per indirizzare l’azione arriva dalle <a href="http://www.garanteinfanzia.org/segnalazioni-0">segnalazioni ricevute dall’Ufficio dell’Autorità garante</a> e dai <a href="http://www.garanteinfanzia.org/garanti-regionali-elenco-0">Garanti regionali e delle Province Autonome</a> ove istituiti, così come dagli incontri diretti con bambini e ragazzi che vivono fuori dalla loro famiglia d’origine.</p>