Uno dei diritti fondamentali strettamente legato allo sviluppo della personalità, dei talenti, delle attitudini dei bambini e delle bambine e degli adolescenti è quello legato alla possibilità di accedere a servizi educativi di qualità e a un sistema scolastico obbligatorio e gratuito.

A questi principi si rifanno gli articoli 28 e 29 della Convenzione sui diritti dell’infanzia che riguardano sia l’accesso all’istruzione che i contenuti dell’educazione. Nel primo si sottolinea la necessità che lo Stato si faccia carico di impartire un’istruzione a tutti i bambini e a tutte le bambine attraverso un insegnamento elementare obbligatorio e gratuito, controllando che tutti frequentino regolarmente la scuola e sostenendo le famiglie che ne hanno bisogno per permettere a tutti di proseguire gli studi anche dopo la scuola primaria. Nell’art. 29 si specifica il tipo di educazione che dovrebbe essere assicurata a ciascun bambino, in quanto si fa riferimento al fatto che si riconosce che scopo dell’istruzione è sviluppare al meglio la personalità di tutti i bambini, i loro talenti e le loro capacità mentali e fisiche. Inoltre si evidenzia che l’istruzione deve preparare i bambini e le bambine a vivere in maniera responsabile e pacifica, in una società libera, nel rispetto dei diritti degli altri e dell’ambiente. Gli aspetti di cui si occupa l’articolo 29 sono stati oggetto di approfondimento da parte del Comitato ONU nel Commento Generale n. 1 “Le finalità dell’educazione. Più specificamente, il Comitato ONU ha voluto, da un lato, sottolineare l’importanza dell’articolo 29, dall’altro, ha esplicitato maggiormente le funzioni dell’educazione.

Nelle Osservazioni conclusive rivolte all’Italia (59, 60 e 61) il Comitato ONU segnala alcune criticità per le quali al nostro Paese viene chiesta una maggiore attenzione e capacità di intervento. Si manifesta preoccupazione per i tassi di abbandono scolastico ancora troppo elevati soprattutto in alcune regioni del sud, per le condizioni fatiscenti degli edifici scolastici, per la diffusione della violenza e del bullismo, per la mancata piena integrazione dei minorenni stranieri e dei minorenni appartenenti a minoranze, per il coinvolgimento parziale e non su larga scala dei minorenni nei processi decisionali che li riguardano nel sistema educativo.

Il legislatore italiano ha attribuito all’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza il compito di verificare che alle persone di minore età siano garantite pari opportunità di accesso all’istruzione. Più in particolare, all’Autorità è attribuita la facoltà di segnalare al Governo, alle regioni o agli enti locali e territoriali interessati le iniziative opportune per assicurare la piena promozione e tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza con particolare riferimento all’istruzione e all’educazione.

In linea con le preoccupazioni espresse dal Comitato ONU, l’Autorità sta sviluppando i propri interventi in base alle seguenti linee di azione.

  • Riflessione sulla formazione di base e in servizio degli operatori del settore prima infanzia (da zero a sei anni) e le problematiche contrattuali. La situazione italiana vede forti disomogeneità territoriali rispetto sia ai titoli di accesso che ai contratti di lavoro applicati e questo accade nel caso dei servizi per la fascia 0-3 anni (asili nido, servizi integrativi per la prima infanzia, sezioni primavera), come anche per quella successiva 3-6 anni per quanto riguarda gli aspetti contrattuali (scuole dell’infanzia statali, paritarie comunali e paritarie private). Attraverso l’organizzazione di un primo incontro di accostamento al tema che si è svolto presso la sede del Garante nel giugno 2013 è stata avviata una riflessione sul doppio fronte della formazione iniziale e di quella in servizio.
  • Accordo con il CNEL per una ricerca su “I servizi educativi e la scuola dell’infanzia. Analisi complessiva per la fascia di età zero – sei anni”. Allo scopo di approfondire la conoscenza ed evidenziare gli elementi di criticità che riguardano i servizi educativi e la scuola dell’infanzia per i bambini tra zero e sei anni nel nostro Paese, si ritiene importante avviare un lavoro di ricerca che focalizzi la propria attenzione soprattutto su alcuni aspetti legati sia alla diffusione che alla qualità dell’offerta formativa, che alle modalità di gestione. In Italia, grazie al piano straordinario di intervento per lo sviluppo del sistema territoriale dei servizi socio-educativi per bambini in età 0-3 anni (finanziaria 2007, art. 1 comma 1259), si è avviato un monitoraggio periodico sugli stessi ad opera del Dipartimento per le politiche della famiglia e del Ministero del Welfare tramite l’Istituto degli Innocenti di Firenze, a cui si è aggiunta l’inchiesta annuale veloce dell’Istat (estrapolando i dati della spesa sociale dei Comuni per l’area 0-3 anni). Per quanto riguarda le sezioni per bambini da 24 a 36 mesi (le cosiddette sezioni primavera o ponte) vi è un primo monitoraggio a cura del MIUR (2013) e così pure vi sono dati relativi alle scuole dell’infanzia statali e paritarie (2013). Quindi esistono molte fonti che si desidererebbe ritrovare in un’unica pubblicazione snella a disposizione dei decisori politici dato che si vuole offrire loro una visione complessiva della realtà dei servizi educativi e delle scuole dell’infanzia per bambini in età zero sei anni, delle criticità e delle prospettive per un sistema educativo più equo. Una sorta di vademecum che faccia il punto della situazione e apra a ipotesi percorribili per il futuro.

Elaborazione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni concernenti i diritti civili e sociali relativi alle persone di minore età (compito affidato anche dalla legge che istituisce la stessa Autorità: lettera l, comma 1, art. 3, legge 112/2011). L’Autorità vuole porre i servizi per la prima infanzia all’interno del rilancio della discussione sui Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP), in un’ottica di risposta sia all’esigenza di aumentare la copertura del servizio e renderlo più uniforme sul territorio nazionale, sia rispetto alla necessità di elevarne la qualità. In particolare, l’Autorità attraverso, da un lato, il coordinamento di un percorso di lavoro avviato con un gruppo di associazioni (Agesci, Arciragazzi, Cnca, Cnoas, Cgil, Save the Children, UNICEF) riunite sotto il cartello Batti il cinque, dall’altro, il coinvolgimento di esperti nella materia, sta concentrando i propri sforzi alla elaborazione di un documento che possa costituire la base da cui partire per riavviare il confronto e la discussione con i diversi soggetti istituzionali chiamati a occuparsi di questo tema.

In merito al tema della dispersione scolastica, su cui il Ministero dell’Istruzione ha avviato anche recentemente importanti azioni, l’Autorità ha modo, da un lato, di verificare e sostenere quanto viene attivato a livello locale in occasione delle visite sui territori (es. Caivano incontro alla scuola media inferiore Parco Verde particolarmente attiva nel contrasto all’abbandono scolastico attraverso le azioni della Preside Carfora e a Palermo incontro con Osservatorio sulla dispersione scolastica dell’Ufficio scolastico regionale per la Sicilia), dall’altro, di sostenere attività di studio e ricerca sul fenomeno nel suo complesso (Ricerca nazionale sui costi della dispersione scolastica a cura di Intervita ONLUS, patrocinio alla Conferenza stampa di lancio e membro del Comitato scientifico).

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