La fragilità dei bambini soli

Alla fine di questo anno estremamente impegnativo e ricco di sfaccettature, sento il bisogno di fermare il pensiero a quella che si delinea come una fragilità estrema in materia di infanzia, fragilità che richiede di vedere rinforzate le proprie difese in modo sistematico.

Penso alla fragilità dei bambini soli.

La solitudine dei bambini è un sentimento, non una condizione. Nessun bambino sceglie di essere solo e il sentirsi tale lo espone a qualsiasi rischio.

Un bambino solo parla di solitudine fisica, affettiva e di relazioni.

Solo è un bambino senza famiglia ma anche un bambino che vive in una famiglia maltrattante e perfino in una famiglia dalla apparente normalità, in cui si respira però un clima di quotidiana anaffettività e disattenzione.

Soli sono i bambini orfani di crimini domestici ed è solo anche il bambino il cui genitore è in carcere.

Soli sono i bambini e i ragazzi che ogni giorno arrivano in Italia da Paesi lontani, senza persone adulte ad accompagnarli.

Soli sono i bambini che subiscono atti di bullismo di cui si vergognano.

Nel ruolo che ricopro sono consapevole che ogni istante della crescita di un bambino racchiude in sé un potenziale enorme ma anche un’estrema fragilità. Arricchire i momenti di vita, di crescita, di sviluppo significa dare strumenti per costruire il proprio futuro.

Vorrei che questo periodo dell’anno, pieno di progetti, di sentimenti, di benevolenza, di sensibilità accogliesse in sé la necessità di agire. Agire sulla solitudine di chi solo non deve sentirsi neanche un minuto. La vita dei bambini è anche e soprattutto il loro presente.

Auguro a tutti voi che leggerete queste poche righe di trovare la spinta a fare qualcosa, qualsiasi cosa possa aiutare un bambino a non sentirsi solo.

Regalate libri, sorrisi, affetto, tempo, ascolto, parole, comprensione.

Regalate a voi stessi la consapevolezza di poter fare molto, molto più di quello che fino ad oggi avete pensato e che fino ad oggi vi è stato detto che era possibile fare.

La solitudine di un bambino è inaccettabile, ancora di più lo è l’assenza di qualcuno che riempia quel vuoto.